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Volontariato: l’Anpas progetta un codice etico contro mafie e illegalità

Un codice etico per introdurre anche nel mondo delle pubbliche assistenze e del volontariato criteri che siano da feno contro comportamenti illeciti, infiltrazioni criminali, illegalità di variop genere.
L’Anpas, l’associazione nazionale delle pubbliche assistenze, 110 anni di vita: nata nel 1904, dal movimento delle Società operaie di mutuo soccorso, è una delle organizzazioni di volontariato più grandi d’Italia con 881 pubbliche assistenze associazioni di volontariato presenti in più di mille comuni, novantamila volontari attivi e quattrocentomila soci in tutte le regioni d’Italia con l’ausilio di 7.333 mezzi. I lavori per la costruzione del codice etico sono stati avviati in questi giorni nell’ambito del 52° congresso nazionale non solo con un momento specifico di riflessione ma con una intera serata dedicata alla legalità e alla promozione della lotta contro le mafie: in scena Giulio Cavalli con il suo “Nomi, cognomi e infami” e la presentazione del libro “Calabria ribelle” del giovane Giuseppe Trimarchi.
I vertici dell’associazione sentono la necessità di avviare una riflessione approfondita sui temi della legalità e vogliono arrivare alla definizione di regole oggettive che consentano loro di espellere dall’associazione soggetti opachi, collusi. “In questo momento – spiega Mauro Giannelli, vicepresidente vicario nazionale dell’associazione e coordinatore dell’incontro sulla legalità – l’unico strumento che abbiamo è quello dell’espulsione dall’associazione per morosità”. un po’ poco rispetto ai comportamenti che in alcuni casi hanno assunto aspetti da organizzazione criminale. I fatti di cronaca recenti, che pure non coinvolgono l’Anpas, dimostrano poi che le associazioni di volontariato possono essere utilizzati anche dai boss per accreditare il finto buonismo della mafia o accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica come benefattori e non come sanguinari crminali. Altri pericoli derivano dalla possibilità di aggirare la legge o violarla soprattutto nel settore della sanità utilizzando le associazioni di volontaria per coprire affari con la pubblica amministrazione e alimentando il flusso dei pagamenti in nero. Ovvio che, trattandosi di associazioni e non di imprese, sarà pi lungo arrivare alla definizione di un codice etico definitivo ma, ha spiegato sempre Giannelli “bisogna far presto, arrivare a una prima definizione di regole che poi possono essere miogliorate e perfezionate”. Il prossimo passo è quello del confronto nei territori perché un principio base è che l’architettura normativa che l’Anpas vuole mettere in piedi deve arrivare da una condivisione quanto più democratica possibile con gli associati nei rispettivi territori.