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I sovversivi: a Petrosino il 19 luglio sul palco l’antimafia della concretezza

Petrosino, Giacomo Di Girolamo con Elena Ferraro, Nicola Clemenza e Nino AmadoreDa una parte Elena Ferraro, imprenditrice trentacinquenne del comparto sanità, cittadina di Castelvetrano, il paese del boss Matteo Messina Denaro, la donna che non ha solo detto di no al cugino del boss, Mario, ma è anche andata dritta dritta in questura a Trapani e ha denunciato tutto: il tentativo di costringerla a diventare complice di Cosa nostra e la spocchia di quell’uomo che si vantava di essere il padrone di tutto. Dall’altra Nicola Clemenza, insegnante e imprenditopre agricolo, di Partanna, il paese di Rita Atria, centro che fa parte a pieno titolo del dominio dei Messina Denaro: Clemenza, finito nel mirino della mafia trapanese, ha avuto il “torto” di mettere insieme 200 produttori olivicoli nel tentativo di rompere il monopolio di Cosa nostra nel settore. I boss hanno aspettato il giorno dell’inaugurazione del consorzio per un attentato incendiario che puntava a lui e alla sua famiglia.
Due storie di concreta antimafia raccontate dal palco a Petrosino (un centro attaccato alla più grande cittadina di Marsala), il 19 luglio, nell’ambito dell’iniziativa “I sovversivi: la normalità nella terra di Messina Denaro”, voluta dall’amministrazione comunale guidata da Gaspare Giacalone.
Un racconto, quello di Elena e Nicola, incastonato nella più ampia storia dei Messina Denaro, famiglia crudele e prepotente, alleati di Totò Riina. Il paese di don Ciccio Messina Denaro prima e di Matteo dopo. Storia raccontata da Giacomo di Girolamo, giornalista marsalese che qualche settimana fa ha ricevuto il Premiolino, autore tra gli altri del libro sul Matteo Messina Denaro “L’Invisibile” da cui è tratto il monologo “Matteo dove sei?” che Di Girolamo porta in scena con l’aiuto di un mazzo di tarocchi creati da luie che attraverso immagini topiche offrono l’occasione per narrare la protervia e la crudeltà del latitante che alcuni chiamano ‘u siccu altri Diabolik per la sua passione per il fumetto delle sorelle Giussani.
Nelle parole di Elena e Nicola la difficoltà dei cambiamento in questa parte di Sicilia in cui probabilmente si nasconde Matteo, pur indebolito da arresti e seqestri patrimoniali, ma pur sempre venerato e ammirato da una fetta importante della popolazione. La difficoltà di cambiamento in una zona in cui spesso le classi dirigenti, la buona borghesia, certi imprenditori hanno fatto e continuato a fare affari con il boss, sicuramente a capo ancora della mafia trapanese ma che probabilmente ha anche l’ultima parola sugli affari e i movimenti della mafia palermitana e agrigentina. E così, racconta Elena Ferraro, se le giovani generazioni mostrano una certa sensibilità ai temi dell’antimafia e del rispetto della legalità, in altri (tantissimi casi) l’atteggiamento nei confronti di Cosa nostra resta di tolleranza e a volte anche di accondiscendenza. Castelvetrano e Partanna, grazie all’impegno di questi imprenditori, coltivano la speranza del cambiamento, di una società senza mafia. Non è forse un fatto risolutivo ma è certamente un buon inizio. Per sconfiggere la mafia e la retorica di chi si dice contro la mafia ma poi abbraccia il pregiudicato Massimo Ciancimino.