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Beni confiscati alla mafia, da Catania una proposta: usiamoli per finanziare le start up del Sud

 

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La creazione di un fondo di investimento per le imprese innovative del Mezzogiorno finanziato con le risorse provenienti dai beni confiscati alla criminalità organizzata. La proposta è stata lanciata giusto venerdì scorso, ventiduesimo anniversario della Strage di Capaci, nell’ambito di Make in South, l’evento organizzato per l’inaugurazione dei nuovi spazi di Working Capital Catania: 1.500 metri quadrati dedicati agli startupper del Mezzogiorno.

Proprio al rapporto tra legalità e innovazione è stato dedicato il panel centrale della manifestazione con un dialogo a distanza tra Pif (collegato da palermo) e Salvo Mizzi, responsabile Digital markets e founder del programma Working Capital. E’ stato Mizzi a rivolgersi alle istituzioni e a lanciare l’iniziativa intitolata, appunto, #22annidopo: la proposta prevede di destinare un miliardo di euro e 1/3 degli immobili confiscati alla mafia alle imprese innovative e ai giovani che vogliono fare impresa perché, come ha detto Umberto Di Maggio «ogni nuova impresa è uno schiaffo alla mafia».

Moderatori della giornata sono stati Antonio Perdichizzi, responsabile di #Wcap Catania e Giovanni Iozza, direttore di EconomyUp, il progetto editoriale da lui diretto, che punta alla “promozione dell’Italia che vuole crescere”. Insieme a loro i membri del team #Wcap, che hanno approfittato dell’occasione per ricordare la scadenza della Call for Ideas 2014, contrassegnata per oggi, a mezzanotte in punto. “Perché #Wcap è la casa delle idee – ha concluso Perdichizzi – ma la differenza la fanno sempre le persone“.