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I nuovi affari della criminalità organizzata: in Italia un ospedale su dieci ha subito almeno un furto

Tra il 2006 e il 2013 un ospedale italiano su dieci ha subito un furto di farmaci con un perdita media, per ogni furto, di 330 mila euro. Un fenomeno criminale spesso poco indagato ma in rapida espansione se si considera, per esempio, che su un totale di 68 colpi messi a segno dalle organizzazioni criminali (per un totale di almeno 18,7 milioni di euro) 51 sono stati realizzati solo nel 2013. Sono questi i dati salienti dello studio “The theft of medicines from italian hospitals” pubblicato oggi dal centro Transcrime di Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Università di Trento e curato da Michele Riccardi, Marco Dugato e Marcello Polizzotti.

I risultati dello studio sono il frutto dell’analisi delle notizie riportate dai giornali italiani nei sette anni considerati. Dall’analisi emergono poi alcuni elementi che devono far riflettere. Il primo: c’è la concreta possibilità che farmaci rubati in Italia siano “ripuliti” all’estero e ritornino poi nel nostro Paese grazie all’attività di società schermo costituite sempre all’estero. Il secondo: considerata l’organizzazione dei furti si può ben dire che non solo vi sono all’interno delle strutture ospedaliere basisti o complici ben informati e il tutto sia curato dalle organizzazioni criminali: «La geografia dei furti, la tipologia di farmaco sottratto e le modalità di ricettazione – spiegano gli autori del rapporto – confermano le ipotesi che ad essere coinvolti possano essere gruppi di criminalità organizzata sia italiani di stampo mafioso (in particolare la camorra) che stranieri (in particolare dell’Est Europa), capaci di trasportare e piazzare i medicinali sul mercato illegale, anche all’estero, ed eventualmente di corrompere o intimidire il personale ospedaliero per accedere ai depositi farmaceutici».

I criminali preferiscono i farmaci più costosi come gli antitumorali (sottratti in 32 casi su 68), gli immunosoppressori (13 casi), gli antireumatici (12) e i biologici (10 casi) ma a volte anche l’Epo. Sembra quasi ovvio che all’interno delle organizzazioni operino colletti bianchi in possesso delle professionalità necessarie sia sul piano medico-farmaceutico sia sul piano finanziario-societario. Per quanto riguarda la geografia dei furti le regioni più colpite sono quelle caratterizzate da alti livelli di presenza della criminalità organizzata o affacciate sull’Adratico: in particolare Campania e Puglia totalizzano il 45% dei casi totali (rispettivamente con 17 e 14 furti), seguite dal Molise (5 furti). Al centro-nord le regioni più colpite sono Lazio (con sei casi), Lombardia (cinque casi) e Friuli Venezia Giulia (tre casi). Ad essere interessati dal fenomeno sono gli ospedali più grandi (con oltre 800 posti letto) e con un maggior numero di discipline (oltre 21): il primato spetta all’ospedale Federico II di Napoli (con cinque furti subiti) e al Caldarelli di Campobasso (con tre furti).

È possibile pensare che in qualche caso il furto sia stato organizzato per curare un boss latitante ma vista la portata sembra chiaro che vi sia un’attività sistematica con un suo mercato di riferimento.

«Considerato che si tratta per la maggior parte di medicinali di classe H – spiega Michele Riccardi – interamente rimborsarti dallo Stato è presumibile che finiscano o sul mercato illegale a livello nazionale oppure più facilmente all’estero in Paesi caratterizzati da un sistema sanitario più carente come quello dell’Est Europa o da difficoltà ad accedere ai canali legali come, per colpa della crisi, in Grecia». I mercati di riferimento per i farmaci rubati spiegherebbero anche il perché le organizzazioni criminali preferiscano colpire nelle aree dell’Adratico o al confine Est, come nel caso del Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda la destinazione finale «non si può escludere nemmeno che i farmaci rubati, “ripuliti” tramite società schermo registrate all’estero – spigano gli autori – , possano rientrare nel mercato legale parallelo per essere esportati in Paesi caratterizzati da più alti margini di profitto (per esempio il Nord Europa) o per essere rivenduti di nuovo a grossisti e broker farmaceutici italiani».

dal sole24ore.com