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Ecco come cambia la geografia della criminalità organizzata a Bari

BARI – Tutti insieme appassionatamente. La nuova regola della malavita organizzata barese e delle sue famiglie si chiama «cartello». Stipate in spazi molto stretti, tra gomitate e pestoni, in un processo evolutivo spontaneo queste «aziende criminali» più o meno organizzate (ne abbiamo contate 24 tra Bari e provincia) come le sette sorelle del petrolio, si dividono il territorio. In economia, un cartello è un accordo tra più produttori indipendenti di un bene o un servizio (anche illegali, come un cartello della droga) per porre in essere delle misure che tendono a limitare la concorrenza sul proprio mercato, impegnandosi a fissarne alcuni parametri quali le condizioni di vendita, il livello dei prezzi, l’entità della produzione, le zone di distribuzione e via discorrendo al fine di trarre benefici in comune.

Le 26 «famiglie», iscritte all’anagrafe del crimine più o meno organizzato, capaci di vantare un albero genealogico che ne certifichi il radicamento (nel tempo e nello spazio inteso come territorio) e delle quali solo una minoranza può esibire un vero «blasone mafioso» (attribuito da un verdetto di condanna a termine di un processo per mafia), per necessità, più che per virtù, stanno ottimizzando risorse e spazi attraverso, come direbbero i francesi, una specie di «rassemblement du peuple criminel», raggruppamento del popolo criminale.

E ovunque sta accadendo quello che, pare sia già accaduto al San Paolo dove sulla targa dello «studio malavitoso associato Mercante-Diomede» accanto al nome dei «padrini storici» della famiglia ci sia da qualche tempo anche il nome di Giuseppe Misceo detto il Fantasma: «Mercante-Diomede-Misceo& associati». Insomma le famiglie si allargano, sulla base di nuove intese che radunano sotto lo stemma di famiglia, nuovi soggetti pronti a tutto. C’è una stagione in cui gli affari si fanno in silenzio, droga usura, estorsioni, riciclaggio. Ciascuno ha la sua zona, i pesci grossi stanno in carcere e i piccoli sono per ora troppo piccoli. Poi gli equilibri si rompono, gli accordi di cartello si incrinano a causa di qualche emergente che scalpita o fa il furbo sulla droga. Ed ecco ritorna il linguaggio del sangue e del terrore.

Sono 24 i clan individuati dalll’ultimo rapporto, in ordine di tempo, della Direzione investigativa antimafia, che facendo cartello si stanno di fatto spartendo il territorio della provincia di Bari. E nella nuova «rubrica» compaiono accanto ai nomi dei boss (o presunti tali) quelli di presunti giovani o picciotti d’onore, sgarristi e aspiranti padrini. C’è chi fa cartello e accetta una convivenza più o meno pacifica sulla base di una «spartizione» di strade, piazze e vicoli dove coltivare i business dello spaccio, dell’estorsione, dei prestiti ad usura, come accade nei quartieri Carrassi e San Pasquale dove secondo gli analisti della Dia convivono i «caretelli» creati dai Fiore-Risoli, Mercante-Diomede, Anemolo, Di Cosimo-Rafaschieri e Velluto. La loro è una convivenza da «separati in casa» come a Madonnela accade per le «famiglie» Fiore- Risoli, Di Cosimo-Rafaschieri e Velluto.

Al San Paolo il rapporto tra i Mercante-Diomede da una parte e Montani-Telegrafo-Misceo è stato incrinato dalle ambizioni di Giuseppe Misceo (arrestato dalla Squadra Mobile). Ambizione che per poco non scatenava una guerra. Le allenze di cartello a San Girolamo sono cambiate, i Rizzo un tempo alleati dei Capriati sono spariti lasciando mano libera ai Lorusso che ora se la debbono vedere con il cartello Campanale-Strisciuglio. Anche a Poggiofranco e Picone convivono cosche diverse: Mercante-Diomede, Fiore-Risoli, Anemolo, Di Cosimo-Rafaschieri, Caracciolese. Gli Strisciuglio, in declino continuano comune a regnare su Carbonara, a fare affari sul Libertà, San Paolo e San Girolamo. Japigia resta feudo impenetrabile di Savino Parisi da sempre in cartello con i Palermiti e con quel che rimane degli Stramaglia presenti a Valenzano, Triggiano e Adelfia.

Poi c’è Ceglie del Campo dove vivono in silenzio e proliferano i Di Cosola con legami a Valenzano, Triggiano, Adelfia, Carbonara e Loseto. Ci sono territori condivisi e clan in espansione che cercano di assorbire nuove piazze. Un processo che, ripetiamo, avviene nella logica della formazione di alleanze stipulate in base a precise affinità. I cartelli di Bitonto citati dalla Dia sono quelli contrapposti dei Conte-Cassano, Cipriano e Valentini- Semeraro. Su Toritto e Grumo vengono citati gli Zonno, su Gravina i Mangione-Gigante- Matera e i Matera-Loglisci. Dambrosio e Loiudice sono le due fazioni di Altamura. Una anagrafe che va aggiornata.

dalla Gazzetta del Mezzogiorno