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MAFIA: LA RIVOLTA DI ROSY, CALABRESE CHE NON SI PIEGA

Quando le icone antimafia finiscono in manette: il caso Rosy Canale

“Nell’inquinamento generale determinato dalla ‘ndrangheta emergono poi figure apparentemente antimafia che si muovono con violazione delle regole anche soddisfacendo interessi personali”. Sono le parole del procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho a commento dell’arresto di due “icone” dell’antimafia: Sebastiano Giorgi, di 48 anni, ex sindaco di San Luca e soprattutto Rosy Canale, di 41, coordinatrice del “Movimento delle donne di San Luca”. Ambedue arrestati dai carabinieri nell’operazione “Inganno” assieme ad altre 4 persone. Una considerazione amara, quella del procuratore che aggiunge: «E’ con sofferenza che si rilevano aspetti di altro tipo perché in terra di Calabria, che avrebbe bisogno di persone che operino in affidamento allo Stato, si finisce per avere anche l’inquinamento dell’immagine della parte buona che dovrebbe muoversi per il bene di questa terra. La Calabria -ha proseguito il magistrato- ha bisogno di persone che consentano l’elevazione del livello culturale e del senso di solidarietà. Da questi ci si aspetta la dedizione alla legalità». Il capo della procura reggina ha poi precisato che «se pure ci sono esempi negativi, ce ne sono anche tanti altri positivi. Quello che è accaduto non ci fa cambiare idea sul fatto che l’antimafia deve esistere. Anzi, Reggio Calabria è la città con meno manifestazioni rispetto ad altre. L’organizzazione della legalità deve essere più forte dell’illegalità, queste manifestazioni vanno incentivate».

Giorgi, in carica dal 2009 ai primi mesi di quest’anno, aveva partecipato a innumerevoli manifestazioni contro la ‘ndrangheta accreditando alla sua amministrazione un forte impegno contro le cosche. Immagine scalfita dal successivo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. ”L’operazione odierna rappresenta l’ennesima dimostrazione dell’inquinamento dei Comuni da parte della ‘ndrangheta, che controlla, attraverso esponenti politici territoriali, l’affidamento degli appalti e la distribuzione degli stessi tra le imprese partecipi, contigue o compiacenti” ha detto ancora il procuratore antimafia.

Dall’indagine condotta dai carabinieri che ha portato al suo arresto è emerso, invece, che in realtà l’elezione di Giorgi a sindaco sarebbe stata favorita dalle cosche Pelle e Nirta in cambio del loro controllo sugli appalti gestiti dal Comune. In particolare, le due cosche, grazie alla Giunta presieduta da Giorgi, avrebbero ottenuto l’appalto per la metanizzazione di San Luca, il più importante gestito dal Comune, oltre a vari lavori di minore importo. In ogni caso, il controllo da parte delle cosche sull’attività del Comune sarebbe stato totale.

Rosy Canale, invece, che è agli arresti domiciliari, non è accusata di reati mafiosi, ma di peculato e truffa. Secondo quanto è emerso dalle indagini, avrebbe utilizzato per l’acquisto di beni personali i finanziamenti, che avrebbero dovuto essere destinati a finalità sociali, erogati al “Movimento delle donne di San Luca”. Finanziamenti che, secondo una prima stima fatta dagli investigatori, ammonterebbero a circa 100 mila euro, ma che potrebbero essere, sulla base di un calcolo definitivo, anche più consistenti.

Rosy Canale, fondatrice dell’associazione antimafia “Movimento delle donne di San Luca”, nel suo spettacolo teatrale “Malaluna” lamentava la mancanza di fondi per la ludoteca dei bambini che aveva creato a San Luca e da tre anni chiusa. “Malaluna” era il nome del pub-discoteca di Reggio Calabria che Rosy Canale ha raccontato di essere stata costretta a chiudere anni fa a causa delle intimidazioni della ‘ndrangheta. Alcuni mafiosi la picchiarono fin quasi a ucciderla.

Lo spettacolo, un monologo, è andato in scena a novembre al teatro Franco Parenti di Milano e lunedì scorso al teatro Vittoria di Roma. Nel corso di quest’ultima replica l’imprenditrice, che nella piece raccontava la propria storia, aveva denunciato l’indifferenza dello “Stato Italia” nei confronti di progetti come quello della ludoteca di San Luca, roccaforte delle cosche in Aspromonte. Ieri sera “Malaluna” era andato in scena a Cosenza e stasera doveva essere rappresentato a Corigliano Calabro. Per domani era in programma la trasferta ad Enna.

Ed è a lei (ma non solo) che si riferisce il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri: «Da tanti anni dico di fare attenzione a chi si erge a paladino dell’antimafia senza avere alle spalle una storia. Bisogna sempre essere seri non c’é se né ma. Bisogna essere intransigenti e non accettare alcun accomodamento. Se uno vuole fare antimafia non ha bisogno di sovvenzioni pubbliche. L’antimafia si fa facendo volontariato, andando a fare ripetizioni nelle scuole gratis, negli ospedali ad accudire gli anziani».