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La Regione siciliana punta su un'Agenzia regionale per i beni confiscati

Quella nazionale, con poco personale e molti problemi, non funziona come dovrebbe. Ma la Regione siciliana non vuol farsi mancare nulla e così il parlamento regionale sta esaminando con una certa efficienza un disegno di legge che istituisce l’Agenzia regionale per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Il testo (noto come ddl 516-196) si compone di 12 articoli che hanno l’obiettivo, come recita la relazione al ddl di «di razionalizzare, aggiornare e rendere più efficiente la legislazione regionale di settore in un ambito ritenuto di particolare importanza nella lotta alla criminalità: i beni confiscati. La restituzione alle collettività territoriali delle risorse economiche acquisite illecitamente, così come stabilito anche dalla sentenza della Corte costituzionale n. 34 del 2012, rappresenta uno strumento fondamentale per contrastare l’attività della mafia, poiché si indebolisce il suo radicamento sociale e si favorisce un ampio consenso dell’opinione pubblica nei confronti dell’intervento repressivo dello Stato».

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Il disegno di legge è stato presentato il 25 luglio (primo firmatario Totò Cordaro del Pid) di quest’anno da un gruppo di deputati di diversi gruppi. Il testo ha subito un’accelerazione immediata e all’inizio di agosto è passato all’esame dalle commissione regionale Antimafia e nella seduta del 30 ottobre della commissione Affari istituzionali è stato abbinato a un precedente disegno di legge presentato a gennaio (il 196 appunto) di cui era primo firmatario sempre Cordaro ed è stato stabilito che il testo base sarebbe stato comunque il ddl 516. E proprio per approfondire gli aspetti tecnici del disegno di legge la commissione ha stabilito di sentire il direttore dell’Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati, il prefetto Giuseppe Caruso. Il quale, nel corso dell’audizione che si è tenuta il 12 novembre sostiene che «che l’istituzione dell’Agenzia nazionale costituisce un’iniziativa eccellente perché, in conformità all’impostazione della lotta alla mafia ideata da Pio La Torre, risponde all’esigenza di sottrarre ricchezza alla criminalità organizzata. L’Agenzia regionale potrebbe avere un ruolo di supporto mediante lo svolgimento di funzioni di coordinamento per favorire l’assegnazione dei beni confiscati, a condizione che si trovino risorse finanziarie sufficienti». Caruso riferisce che è allo studio una proposta di revisione dei compiti dell’Agenzia nazionale e che, in qualità di direttore, intende proporre l’introduzione della possibilità di assegnare ai comuni anche le aziende, precisando che attualmente queste ultime devono essere alienate o poste in liquidazione. Caruso suggerisce, pertanto, di attendere l’approvazione di tali modifiche per rendere più adeguato l’intervento normativo della Regione.

Quello stesso giorno il presidente della commissione Antonello Cracolici annuncia che sarebbe stata istituita una sottocommissione per approfondire il disegno di legge nn. 516-196. Cosa che poi è avvenuta. Ora basta continuare a leggere la relazione di accompagnamento al ddl per rendersi conto di come, nel perseguire un fine nobile la Sicilia corra il rischio di dotarsi di uno strumento superfluo (considerato peraltro che la Regione si era già dotata di un ufficio speciale diretto da Emanuela Giuliano che ha tra gli obiettivi il «coordinamento e supporto ai dipartimenti regionali per tutte le attività riguardanti l’acquisizione di beni confiscati alla criminalità organizzata per uso istituzionale e/o sociale all’Amministrazione regionale e relative procedure.
Sopralluoghi al fine di valutarne l’acquisibilità da parte dell’Amministrazione regionale e successive verifiche sull’utilizzo degli immobili.
Monitoraggio dei beni confiscati già acquisiti al patrimonio degli enti territoriali siciliani e verifica delle cause di mancato utilizzo.
Informazione e consulenza agli enti locali siciliani in ordine alle possibilità di accesso ai finanziamenti previsti dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale per interventi di ristrutturazione e/o riconversione e/o rifunzionalizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata.
Predisposizione di avvisi pubblici, in collaborazione con i Dipartimenti regionali competenti, finalizzati alle assegnazione di beni, già trasferiti al patrimonio indisponibile della Regione, agli enti di cui all’art. 48, comma 3, lettera c), del D.Lgs. n. 159/2011 che svolgono attività sociali». Insomma quanto basta per portare avanti un’adeguata politica di sostegno dei beni tolti alla criminalità organizzata senza la necessità di istituire, come prevede il nuovo ddl, all’articolo 4 di «una struttura agile e veloce dell’Agenzia, a tal fine sono previsti solamente due organi, il direttore e il Collegio dei revisori legali». Se parliamo di struttura snella tra l’altro esiste già quella dell’Agenzia nazionale che è talmente a corto di personale che potrebbe essere definita esile. Ora a parte i nuovi costi che ne deriverebbero non vi è dubbio che la nuova Agenzia parte anche con il piede sbagliato visto che poi all’articolo 5 il ddl prevede l’emanazione di regolamenti interni finalizzati a disciplinare l’organizzazione, la dotazione delle risorse umane e strumentali e il regolamento di contabilità finanziaria ed economico patrimoniale.

Gli stessi motivi, illustrati nella relazione di accompagnamento al ddl 516, sembrano un duplicato dei compiti che attualmente svolge l’ufficio diretto da Emanuela Giuliano e certo non serve ricorrere a una legge per prevedere obbligo di aggiornamento per chi si occupa di questi beni.

Certo appare intetressante l’articolo 8 che istituisce un Fondo per i beni confiscati, finalizzato alle ristrutturazioni, alla concessione di fidejussioni, alla compartecipazione nei finanziamenti nazionali e comunitari e al pagamento di una percentuale degli interessi che gli enti locali devono pagare per interventi e opere necessarie alla riutilizzazione e fruizione sociale dei beni immobili confiscati. Ma resta sempre un dubbio: se si hanno veramente a cuore i beni confiscati non è più semplice inserire questa norma nella legge di stabilità e metterci accanto la voce di bilancio da cui prendere i soldi?

tratto da www.ilmattinodisicilia.it