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Confcommercio, 600 imprenditori sottoscrivono patto etico antimafia

PALERMO – ”Sono piu’ di 600 gli imprenditori di tutta la Sicilia che hanno sottoscritto il patto etico di Confcommercio per la lotta al racket e all’usura, ma le adesioni sono in continuo aumento e ne stiamo valutando quasi 1000, penso che a fine anno ne avremo almeno il doppio”. Lo ha detto Pietro Agen, presidente regionale di Confcommercio Sicilia che oggi ha reso pubblico un primo elenco di centinaia di dirigenti che, a vari livelli, in tutte le nove province siciliane, hanno firmato il codice etico. ”A tutti i nuovi soci viene chiesto di aderire a questo documento con sanzioni che vanno dalla sospensione a espulsione – ha aggiunto Agen – certo siamo consapevoli che su 1000 persone che firmano ci possa essere un bugiardo o qualcuno che agisca in malafede”. ”Ma registriamo anche il recupero di chi ha commesso un errore, – ha osservato – e siamo particolarmente sensibili di fronte a chi, magari, ammette di aver pagato e avvia un percorso di collaborazione che permette l’emersione del reato. Finora siamo stati alla prima fase della lotta, con segnali di tipo verticistico che hanno coinvolto dirigenti che parlavano a nome della categoria”. ”Siamo fieri della presenza di Confcommercio in nove province siciliane, nella piccolissima Enna, – sostiene per esempio, hanno firmato gia’ 50 persone. Sono imprenditori impegnati a divenire parte attiva nella lotta al racket all’usura e ad altre forme di legalita’. In realta’ questo patto ci schiera a 360 gradi contro l’illegalita’, non solo contro il pizzo e usura, ma anche contro reati gravi come la turbativa d’asta”.

”Il nostro scopo e’ sollecitare la collaborazione di chi sceglie di denunciare – ha detto Rosanna Montalto, responsabile dello sportello Legalita’di Confcommercio presente all’iniziativa – Ma abbiamo bisogno del sostegno delle istituzioni, perche’ le associazioni di categoria da sole non ce la fanno”. ”Governo e parlamento devono migliorare normative a sostegno delle vittime del racket, – ha chiesto – noi abbiamo presentato varie proposte, ma sono rimaste nel cassetto, ad esempio abbiamo bisogno che si intervenga sugli istituti di credito per sostenere lo sviluppo e l’impresa. Per fare un esempio, ci aspettiamo, soltanto su Palermo e provincia che quasi 8000 imprese chiudano a breve. Su 750 miliardi di spesa pubblica, la piu’ alta d’Europa, possibile non si possano fare dei tagli?”.