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Bernardo Provenzano

Coro di critiche per la proposta del Pdl di ridurre la pena per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa

ROMA – Coro di critiche per la proposta del Pdl di ridurre la pena per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Un no deciso al ddl arriva subito da gran parte del fronte politico e anche i magistrati siciliani parlano di proposta scandalosa. Interviene quindi il presidente dei senatori Pdl Renato Schifani, che impone uno stop, annunciando che il ddl “sarà ritirato” perché non fa parte del “programma”. “Come correttamente dichiarato dal senatore Luigi Compagna (che ha depositato la proposta a Palazzo Madama, ndr.) lui fa parte del gruppo Grandi autonomie e libertà e ha depositato il ddl a titolo personale”. “In ogni caso -ha aggiunto- per evitare strumentalizzazioni di ogni sorta e perniciose polemiche, ho invitato personalmente il senatore Compagna a a un tempestivo ritiro del testo, ricevendone rassicurazioni in tal senso”. E dopo pochi minuti arriva il dietrofront del senatore di Gal. “Non voglio accentuare i problemi tra Pd e Pdl e causarne al governo. Quindi ho deciso di ritirare la proposta”.
La proposta. Fino a cinque anni di reclusione, anziché i dodici previsti oggi dal codice penale e niente carcere per chi fornisce supporto logistico ai mafiosi. Ecco cosa prevede il ddl depositato al Senato dal parlamentare di Gal Luigi Compagna, il cui obiettivo di fondo, spiega lo stesso Compagna, è quello di ‘tipizzare’ una norma finora non prevista nell’ordinamento. Occorre quindi, dice Compagna, “restituire certezza” sulla rilevanza penale di determinate condotte; “evitare arresti ingiustificati e ingiuste impunita’”; porre fine a polemiche “che danneggiano fortemente le riforme necessarie e urgenti” per una giustizia “efficiente e rispettosa delle garanzie individuali”.
Il testo depositato da Compagna prevede l’introduzione di due nuovi articoli nel codice penale: il ‘379-ter’ e il 379-quater’. Il primo, che riguarda il favoreggiamento di associazioni di tipo mafioso, stabilisce che chiunque, “fuori dei casi di partecipazione alle associazioni di cui all’articolo 416-bis, agevoli deliberatamente la sopravvivenza, il consolidamento o l’espansione di un’associazione di tipo mafioso, anche straniera”, e’ punito con la reclusione da uno a 5 anni.
Il secondo, relativo all”assistenza agli associati’, stabilisce che chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, “dia rifugio o fornisca vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipino a un’associazione di tipo mafioso, anche straniera, al fine di trarne profitto”, è punito con la reclusione da 3 mesi a 3 anni.
La proposta, inoltre, prevede l’abrogazione dell’articolo 418 del codice penale. E se il reato di concorso esterno dovesse uscire dall’orbita del 416-bis, questo comporterebbe anche uno stop alle intercettazioni, consentite in caso di reati per i quali sono previste condanne superiori ai 5 anni. Per chi fornisce supporto ai componenti dell’associazione mafiosa, la pena fissata nel ddl va dai 3 mesi a 3 anni. Questo significa che chi commette questo reato non andrà in carcere, che scatta quando la pena prevista è di quattro anni. Infine, affinché chi dà supporto possa finire in carcere, occorrerà dimostrare che questi abbia tratto un profitto dalla sua attività.
Ma la proposta ha sollevato subito un coro di critiche raccogliendo una netta bocciatura. A partire da Felice Casson, capogruppo Pd in commissione Giustizia. “Non siamo d’accordo con il ddl, anzi, c’è una nostra proposta che nella parte massima equipara il concorso esterno all’associazione mafiosa”. Alla domanda se il ddl del centrodestra sia finalizzato a ‘salvare’ Marcello Dell’Utri, Casson replica: “I tempi saranno così lunghi che non salveranno assolutamente Dell’Utri”.
Per Francesco Forgione, responsabile giustizia della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’, gia’ Presidente della Commissione parlamentare Antimafia, “la proposta del Pdl di dimezzare la condanna, e di conseguenza impedire l’uso delle intercettazioni telefoniche nelle indagini per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, non e’ solo vergognosa ma, presentata alla vigilia della strage di Capaci, e’ immorale e rappresenta un’offesa a tutte le vittime della mafia e alla democrazia italiana”. ”Chi l’ha presentata – prosegue l’esponente di Sel – forse pensava ai suoi colleghi Marcello Dell’Utri, Nicola Cosentino e Antonio D’Ali’ sotto processo per questo reato”.
Netta bocciatura anche dai magistrati: “Sono assolutamente contrario a dimezzare la pena per il concorso esterno in associazione mafiosa. Lo considero un passo indietro di proporzioni colossali – commenta all’Adnkronos il Procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari -. I concorrenti esterni sono quelli che permettono a Cosa nostra di raggiungere i loro risultati criminali”. “Sono molto perplesso su questa proposta – prosegue Lari – Immagino che chi la propone pensi a una tipizzazione del reato. Ritengo che il concorso esterno sia un reato gravissimo, non ritengo che ci sia una differenza tra la partecipazione e il concorso esterno”.
Contrario anche il procuratore di Palermo Francesco Messineo. “Non sono d’accordo con la proposta del Pdl di dimezzare la pena del concorso esterno in associazione mafiosa. Con tutto il rispetto per l’autonomia del Parlamento che ha la facolta’ di decidere come crede ritengo che la pena prevista dalla legge per il concorso esterno in associazione mafiosa sia adeguata alla gravita’ del reato”.
Non usa mezze parole infine il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi, che parla di “proposta scandalosa”. “Non si capisce a quale esigenza pubblica risponda questa idea -prosegue ancora l’aggiunto- certo, facendo un po’ di conti, con questa legge i reati contestati a Dell’Utri sarebbero prescritti…”. (AdnKronos)