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Bravetti (banca Arner) e l'avvocato Sciumé a giudizio per l'intestazione fittizia dei Zummo

Con l’accusa di aver trasferito in modo ‘occulto’ circa 13 milioni con l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra sono stati mandati a processo a Milano i costruttori Ignazio e Francesco Zummo, sua moglie Teresa Macaluso, una parente degli imprenditori,uno dei soci fondatori di Arner bank Nicola Bravetti e l’avvocato d’affari Paolo Sciumè. Lo ha deciso il gup Luigi Gargiulo accogliendo la richiesta del pm della dda milanese Marcello Tatangelo.
Le indagini della Procura di Palermo sugli imprenditori Zummo, Bravetti, Sciumè sono partite da un’intercettazione telefonica nell’ambito di un procedimento su riciclaggio e contrabbando di preziosi avviato dalla Procura di Como: il 12 settembre 2005, Bravetti venne ‘ascoltato’ mentre parlava con una persona dall’accento palermitano che diceva di chiamarsi “signor Moro” e che poi si scoprirà essere Francesco Zummo.
L’inchiesta era stata istruita dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e dei sostituti Fernando Asaro e Sara Micucci. Due anni fa il gup palermitano Vittorio Anania, aveva accolto la tesi della difesa che “radicava” il procedimento nel capoluogo lombardo, sede dello studio legale di Sciumè.
Secondo la ricostruzione di inquirenti e investigatori, Zummo padre e figlio, tramite conti accesi presso la Arner Bank and Trust Limited di Nassau a nome della Macaluso (rapporti finanziari denominati Bynum, Bloomsville e Trailer movimentati attraverso il fondo Coleron e il fondo “The Pluto Investment Fund”) avrebbero cercato di occultare 12 milioni 963 euro.
Denaro che, in base all’inchiesta, appartenevano a Francesco Zummo, ai tempi sottoposto a misure di prevenzione. Nel maggio 2008 vennero arrestati i due imprenditori e Bravetti (ai domiciliari), Nel gennaio successivo anche Sciumè finì ai domiciliari. L’accusa era intestazione fittizia di beni, quella per cui oggi sono stati mandati a giudizio.
Il processo si aprirà il prossimo 14 dicembre davanti all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano. Tutti sono accusati di intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra.