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Il ministro Cancellieri: «Beni confiscati, si cambia strada»

di Nino Amadore

Un disegno di legge che riformi il sistema di gestione dei beni tolti alle mafie rendendolo più efficiente. E in attesa che sia approvata la legge la sperimentazione in un’area specifica ancora da scegliere di un nuovo modello di gestione. Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, interviene nel dibattito sulla gestione dei beni confiscati e sposa la proposta fatta da Antonello Montante, delegato nazionale alla Legalità di Confindustria, il quale alla vigilia del trentesimo anniversario dell’uccisione di Pio La Torre, ha lanciato la proposta di «un piano per i beni confiscati»: «Si tratta – dice il ministro – di una proposta molto interessante e ci stiamo muovendo in quella direzione».
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Parliamone.
L’Agenzia per i beni confiscati è stata un’idea straordinaria ma ora si sta rivelando inadeguata rispetto alla gran mole di patrimonio che si ritrova a dover gestire. Così come è stata concepita ha effettive difficoltà di funzionamento.
A patirne sono soprattutto le imprese, come ha giustamente evidenziato il presidente Montante.
Già. Noi ci troviamo di fronte a una situazione paradossale: le aziende funzionano molto bene quando sono in mano ai mafiosi perché si muovono all’interno di un mercato protetto, garantito dalla violenza criminale, un mercato drogato. Quando poi sono in mano allo Stato…
Cominciano le difficoltà. Che fare dunque?
La prima cosa da fare è di avere un’idea precisa sulla consistenza e il valore del patrimonio confiscato: stiamo infatti facendo il monitoraggio e nei prossimi giorni avremo il quadro più chiaro. Per quanto riguarda le imprese serve un forte impegno degli imprenditori poiché per mettere le imprese sul mercato libero, non condizionato dal crimine, ci vuole molta professionalità.
E l’Agenzia?
Deve continuare ad avere un ruolo fondamentale perché è lo strumento attraverso il quale lo Stato garantisce l’attività di indirizzo e controllo. Ma la parte operativa va affidata ad altri. In parole più semplici: l’Agenzia può mantenere la governance di sicurezza ma è necessario mettere nel contempo in moto meccanismi che siano più agili. E per questo servono tecnici esperti che possano fare una valutazione seria. Va bene per esempio quello che è riuscito a fare il mondo della cooperazione, va bene il lavoro straordinario che fanno i giovani con Libera Terra e altre iniziative, ma bisogna pensare alle aziende, a farle vivere.
Anche per dare un giusto segnale al territorio.
Infatti. Come le dicevo abbiamo casi di aziende che andavano benissimo quando erano in mano alla mafia e che invece oggi stentano e rischiano di chiudere. Penso a settori come quello dei trasporti.
E al Gruppo Riela, che si occupa di trasporto merci e che lei conosce bene perché se n’è occupata da prefetto di Catania.
Sì e in quel caso mi sto domandando come fare per salvare azienda e posti di lavoro.
Il sistema, come ha anche detto il direttore dell’Agenzia, il prefetto Giuseppe Caruso, è in difficoltà. Come volete intervenire?
Intanto con la presentazione di un disegno di legge, studiato in collaborazione con la collega di governo, il ministro della Giustizia Paola Severino, per affrontare il problema in maniera organica. Ed è opportuno che ci sia un adeguato dibattito in Parlamento perché su un argomento così importante e delicato è fondamentale avere il contributo di tutte le forze politiche.
Ma i tempi per l’approvazione di una legge sono lunghi.
Infatti, per questo penso che mentre si prepara e si discute la legge si possa intervenire con proposte mirate.
Montante proponeva una sperimentazione in un territorio preciso.
Mi sembra un’ottima strada. Io tenterei la sperimentazione in una piccola porzione di territorio. Non mi chieda però dove perché credo sia opportuno che la scelta sia fatta in Consiglio dei ministri per condividerla con gli altri colleghi che hanno competenze in questo settore.
Il direttore dell’Agenzia nella sua audizione all’Antimafia, nel tentativo di indicare una strada per rendere il sistema più efficiente, ha proposto di trasformare l’Agenzia in un ente economico in modo da poter avere personale qualificato e adeguato ai bisogni. Che ne pensa?
Io dico basta con i carrozzoni: ce ne sono anche troppi. Non serve una Iri per i beni confiscati, non mi sembra un modo corretto per affrontare il problema dei beni confiscati. Non capisco per esempio il perché di cinque sedi per l’Agenzia: ne basta una ma che funzioni. Piuttosto servono competenze e dunque una struttura snella che sia coadiuvata da consulenti, manager esperti. Serve una macchina snella e veloce. E io credo che Confindustria e le Università possano essere validi interlocutori.
Il problema più grosso riguarda la gestione degli immobili.
Penso che sia possibile creare un Fondo immobiliare per la gestione e credo che l’Agenzia deve trovare al suo interno le risorse.
Molti gli immobili ipotecati.
Il rapporto con le banche deve essere corretto. Deve essere chiaro che noi non abbiamo bisogno di cortesie. Si venda qualche immobile e si trovino così le risorse per le ipoteche.