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'Ndrangheta, intimidazioni a sacerdote. Lui: "Non sono un eroe ma un prete"

‘Non sono nè un prete-antimafia nè un eroe. Sono solo un sacerdote che fa il
proprio dovere, di fronte al male non possiamo tacerè. Così don Ennio Stamile, parroco di Cetraro, provincia di Cosenza, commenta alla Radio Vaticana le gravi intimidazioni mafiose subite nei giorni scorsi. “Queste minacce sono state una reazione alla mia predicazione di sacerdote che, in certi casi, come insegna il Magistero sociale della Chiesa, deve assumere i
toni della denuncia. È chiaro che quando vediamo il male, soprattutto quando raggiunge livelli preoccupanti e colpisce chi è povero e solo, come gli anziani e i disabili, noi preti non possiamo tacere”.   “Purtroppo per  questa denuncia, in alcuni ambienti di sotto-cultura e sotto-sviluppo, – prosegue il sacerdote ai microfoni dell’emittente pontificia – non viene colta come un invito alla riflessione, alla conversione, ma come un
atteggimento di sfida. Ma non mi piace neanche che i mass-media in questi casi utilizzino etichette mediatiche, descrivendoci come preti contro la mafia. Il prete, infatti, come il cristiano non è contro nessuno. Don Stamile denuncia anche «una sorta di discriminazione mediatica che nasconde la parte buona della nostra gente e ci reca danno. Mi preoccupa più questo – dice – che le minacce che possiamo subire durante il nostro ministero
pastorale».
‘Perci• non voglio essere presentato come un prete anti-mafia, o come un eroe. Gli eroi ce li abbiamo già avuti a Cetraro, come il consigliere comunale Gianni Lo Sardo, ucciso dalla ‘Ndrangheta, e in tutta la Calabria, politici, magistrati, sacerdoti. Oggi ci servono persone che, con i propri limiti e le
proprie debolezze, si sforzino semplicemente di fare quotidianamente il proprio dovere,  impegnandosi per il bene, la giustizia, la legalità e la solidarietà”. »L’impegno di noi sacerdoti per la legalità – prosegue il
sacerdote – dà fastidio a chi utilizza l’usura, il pizzo, per colpire con la paura i più deboli. A coloro che pensano che con la disonest… si possa andare avanti, che siccome in Calabria non c’è lavoro i giovani per trovarlo si devono affidare alla ‘Ndrangheta. Dà  fastidio a questo tipo di persone che qui, per fortuna, sono poche, molto poche, ve lo assicuro.
«Dopo le minacce ho ricevuto molti attestati di solidarietà. Ma non dobbiamo indignarci solo quando queste intimidazioni le ricevono i preti, ma anche quando le ricevono i consiglieri comunali, i medici, i  professionisti. L’indignazione deve essere costante, così come l’impegno per la giustizia e la solidarietà».