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Mafia a Bordighera: il comune sciolto

Chiuso per mafia. Ce ne sarebbe da dire, in comune a Bordighera, ma il sindaco Giovanni Bosio (pdl) non commenta. Lo farà, ha detto, «quando ne sapro» un pò di più«. I suoi collaboratori dicono che il sindaco è »molto scosso« e scossi sono anche i suoi assessori che si sono chiusi con lui nella sala del Consiglio per una riunione lunga e difficile. Ordine del giorno: la decisione del Consiglio dei ministri di dare seguito alla commissione d’accesso promossa dal prefetto di Imperia che ha accolto la richiesta dei carabinieri di sciogliere il Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa. Mattinata difficile, in comune a Bordighera: dopo gli assessori, usciti alla spicciolata, è stato il turno dei tecnici amministrativi. Poi infine, ed erano le 14, Bosio ha lasciato la palazzina bianca sulla collina affacciata sul giardino alla toscana con piccole piante di cappero selvatico che spuntano dalle pietre della massicciata, come in Calabria. Per arrivare a comprendere la decisione del Consiglio dei ministri si deve tornare indietro di 4 anni, quando i carabinieri avviarono una serie di inchieste su incendi che avevano il sapore della minaccia. Quattro anni che hanno chiarito le idee ai carabinieri e scatenato l’inferno politico a Bordighera, roccaforte del centrodestra. Un inferno,come afferma Giulio Viale, ex assessore al bilancio, leghista, che appena avuto il sospetto di quello che bolliva in pentola grazie ai resoconti di alcuni interrogatori rilasciati da assessori comunali al procuratore di Sanremo, ha dato le dimissioni ricevendone in cambio insulti e aggressioni verbali da chi rimaneva in giunta. Ma questa relazione cosa riguardava? Gli interessi che una famiglia calabrese trapiantata a Bordighera aveva nel territorio comunale: dalle sale slot a certi lavori in appalto. La famiglia Pellegrino, imprenditori del movimento terra, viene indicata dalla direzione nazionale antimafia come la referente ligure di una delle più potenti cosche della ‘ndrangheta, la Santaiti-Gioffrè da Seminara (Reggio Calabria). I fratelli Pellegrino vennero arrestati, a metà 2010. Proprio in quel periodo i carabinieri scoprirono nella loro villa caveau segreti ma anche documentazione contabile e societaria giudicata molto interessante. In particolare, carabinieri e finanza avrebbero sequestrato atti relativi a una società francese riconducibile ai Pellegrino e a una serie di conti correnti oltre a documentazione su ben determinati appalti. ‘Stranezze amministrativè sono state poi riscontrate dalla commissione d’accesso tra le carte del Comune. Ma è stata la richiesta delle consorti dei Pellegrino per ottenere la licenza delle sale giochi a scatenare un putiferio. Per il ‘nò opposto dalla consigliera Pd Donatella Albano, sono fioccate minacce gravissime tanto che la donna è stata messa sotto tutela e qualche assessore s’è trovato la macchina incenerita. La relazione dei carabinieri parla di finanziamenti elettorali come contropartita per la concessione di determinati ‘favorì, comprese le slot machine, ma anche di rapporti imprenditori-malavitosi-politici. Triangoli pericolosissimi che culminano in un finanziamento ‘indirettò a un »politico del Ponente ligure« di circa 200 mila euro.(ANSA)