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Formazione professionale in Sicilia: la violenza (anche verbale) non fermi le riforme

L’aggressione all’assessore alla Formaziuone professionale Mario Centorrino avvenuta qualche giorno fa  e l’idea che la pressione anche violenta potessero avere un ruolo nell’iter di cambiamento del settore della formazione professionale in Sicilia mi ha fatto rifleettere parecchio. Non lo nascondo: mi ha irritato l’idea che lavoratori di un settore assistito e da sempre in perdita secca di parecchi milioni potessero fare ricorso a sistemi violenti e ricattatori per condizionare le scelte della politica.

 Ho sempre pensato che l’interesse dei lavoratori venisse prima di ogni cosa ma questa volta ho avuto un sussulto rabbioso e mi son detto: dovrebbero essere i contribuenti costretti al salasso, a pagare il massimo delle aliquote in tutto per colpa dei furbi, dei traffualdini, degli speculatori. E dei politici da strapazzo che hanno costruito le proprie fortune su una formazione professionale che non ha alcun valore e alcuna funzione. E i sindacati, che sono sempre stati presidio unico di tutela per le fasce deboli, dovrebbero imparare a distinguere tra i deboli e i bisognosi d’aiuto e i furbi, le sanfuisughe, coloro che grazie alla scorciatoia e senza merito hanno trovato una collocazione in alcuni enti professionali. Fa bene oggi il segretario della Confederazione nazionale artigiani Mario Filippello a intervenire  a sostegno del cambiamento: “Ormai non possiamo più tergiversare: bisogna voltare pagina e sciogliere una volta per tutte i veri nodi della formazione professionale in Sicilia. Serve un taglio netto con le scelte del passato – aggiunge – anche se questo potrà essere doloroso: bisogna mettere in campo tutti gli strumenti idonei a superare questa fase, anche gli ammortizzatori sociali. Al tempo stesso bisogna ridisegnare l’universo della formazione, che deve avere le domande delle imprese come unico riferimento per l’individuazione delle figure professionali e per l’attuazione dei percorsi formativi. Insomma – conclude Filippello – basta con i parrucchieri e le estetiste, quando le imprese non riescono a trovare un saldatore!”.

Sta andando in scena una battaglia di retroguardia penosa oltre che ambigua:  nel rivendicare il pagamento degli arretrati per i lavoratori si nasconde tutto l’armamentario contabile che ha permesso a qualche losco figuro di arricchirsi alle spalle dei contribuenti.