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L'ateneo di Palermo sperimenta una nuova governance per i beni confiscati alla mafia

di Nino Amadore
Un modello di gestione per beni e aziende confiscate alla criminalità organizzata. È quello definito dagli aspiranti amministratori di beni confiscati alla mafia (una settantina) che hanno frequentato il primo master in materia organizzato dal Dems dall’università di Palermo, il dipartimento diretto da Giovanni Fiandaca. In quest’ambito è stato dato il via alla sperimentazione di un modello di nuova governance industriale utilizzata in sette beni tolti alla mafia: dal feudo di Verbumcaudo a Polizzi Generosa nel palermitano alla Casa di cura Santa Teresa tolta all’ex ingegnere Michele Aiello, ritenuto prestanome di Bernardo Provenzano.
Nel caso di Verbumcaudo il direttore dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati Mario Morcone ha chiuso con il responsabile territoriale di Unicredit Roberto Bertola un accordo per la riduzione del mutuo (e della rispettiva ipoteca) da 2,5 milioni a poco più di 400mila euro: un mutuo, garantito dai fondi del patrimonio tolto all’imprenditore mafioso Piazza e amministrato da Gaetano Seminara, che potrà «essere pagato tranquillamente a duemila euro al mese» ha detto Morcone il quale ha ottenuto anche l’impegno da parte del rettore Roberto Lagalla a fare di Verbumcaudo la sede per un incubatore di imprese. «Siamo riusciti a fare una operazione molto importante sul feudo di Verbumcaudo – dice Bertola – e ciò anche grazie all’impegno del Banco di Sicilia e di Ivan Lo Bello». Una vittoria anche per il senatore Beppe Lumia e il sindacalista Vincenzo Liarda: ambedue minacciati per la battaglia di riscatto sul feudo.
Il progetto di una nuova governance per le aziende tolte a Cosa nostra è sostenuto da Confindustria Sicilia (ieri alla cerimonia di chiusura era presente il vicepresidente Giuseppe Catanzaro). Intanto la regione siciliana ha presentato il primo avviso (da 3,4 milioni) destinato a formare funzionari degli enti locali per la gestione dei beni confiscati a Cosa nostra: un avviso, pubblicato ieri sulla gazzetta ufficiale della regione e gestito dall’assessorato alla Formazione guidato da Mario Centorrino. Un primo passo in un percorso che, ha spiegato Emanuela Giuliano, dirigente dell’ufficio speciale per la legalità della regione siciliana, dovrebbe portare al finanziamento degli interventi infrastrutturali dei beni: «Servono subito almeno 50 milioni» ha detto. In una intensa giornata tutta dedicata alla legalità, ieri a Palermo è stato siglato l’accordo tra Confcommercio e Addio Pizzo grazie alla quale 150 soci dell’associazione dei commercianti palermitani ha aderito all’iniziativa Consumo critico che porta a 650 gli imprenditori che portano avanti il progetto il cui motto è “pago chi non paga il racket.