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Vi racconto il declino di Mineo e del calatino

di Joseph Stancanello

La situazione in cui versa il calatino (ed in particolare Mineo) è molto grave. Paragonando la situazione attuale (in cui il 90% degli introiti è legato a sussidi di vario genere e tutti i giovani della mia età sono andati via decimando il paese di quella classe che avrebbe dovuto stimolare lo sviluppo dell’area) a quella di qualche decennio fa, non si può che constatare con amarezza il collasso economico e sociale del paese. Si tratta di un mix di motivi interni ed esterni. In particolare, alcune scelte di politica economica locale e la naturale evoluzione del mercato hanno avuto un esito poco felice, come ad esempio:

1. la mancanza di investimenti strutturali e formativi nel settore agricolo – che rappresenterebbe l’unica fonte di ricchezza reale e  sostenibile per il futuro dell’area;

2. l’incapacità di comunicare al mercato degli agrumi la differenziazione del prodotto locale da quello straniero, con un marketing mix dedicato a far percepire che il prodotto agrumicolo non è una commodity basata solo sul prezzo più basso;

3. l’incapacità di creare cooperative/consorzi con una visione di lungo periodo invece di ottimizzare i rendimenti sul breve, con lo scopo di incrementare il potere contrattuale dei produttori;

4. l’incapacità di accorciare la filiera che dal produttore arriva al consumatore con troppi passaggi, che da un lato deteriorano il prodotto e dall’altro ne alzano il prezzo finale al consumatore.

 D’altra parte anche le scelte di politica a livello più alto sono state poco felici, per non dire assenti. Una maggiore presenza dei vari enti provinciali, regionali o statali per sviluppare quell’area sembra essere stata drammaticamente trascurata. Probabilmente non esagero dicendo che si tratta di una situazione al limite dei paesi in via di sviluppo, non certo di un paese che rappresenta la quinta economia mondiale e terza in Europa. Mi è capitato più volte di segnalare ad alcuni programmi e quotidiani la triste situazione di quell’area (anche la situazione delle infrastrutture di comunicazione è molto carente, basti guardare le strade), ma sembra quasi che un velo di noncuranza debba essere steso su quel territorio sì da apparire come non è – una forte dicotomia quasi platonica tra l’essenza dei fatti ed il mito delle idee. La situazione attuale rattrista molto noi che siamo cresciuti in quell’area quando si respirava un’atmosfera di gioia legata al fausto momento di sviluppo economico e sociale, e soprattutto rattrista i nostri cari che sono rimasti a “combattere” in quella zona.