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La Calabria degli onesti in cerca di un'egemonia

di Francesco Benucci
Il Sole24Ore-Sud
Che cos’è la Calabria? Domanda impervia, tanto più che gira intorno all’essenza più profonda di quella che forse è la più controversa tra le regioni italiane. Domanda che uno come Nino Amadore, giornalista e cronista del “Sole 24 Ore” ha ancora il coraggio di porsi al contrario di molti spregiudicati amministratori che trafficano sulla pelle di troppe comunità locali.

Lo fa nel suo ultimo libro “La Calabria sottosopra” edito da Rubbettino, testo che, al di sopra di tutto, rappresenta un grande atto di amore verso una terra frequentata per lavoro, apprezzata per quelle straordinarie risorse che pure possiede, analizzata nei suoi innumerevoli controsensi. C’è dentro la storia recente di questo estremo lembo di Italia continentale, tra le alterne vicende di classi dirigenti che spesso e volentieri si sono ridotte a «gruppi sociali – scrive – permeati dalla cultura mafiosa e incapaci di fare a meno di quel modus operandi, di quell’essere così predisposti alla richiesta di ’ncunamicu come direbbero a Reggio Calabria». Perché tra le sere in via Veneto della “meglio gioventù” raccontata da Eugenio Scalfari e quelle al bar Bristol di Messina, su cui Amadore si sofferma in uno dei più riusciti capitolo del libro, sembra esserci di mezzo un abisso. Evidentemente esiste una “meglio gioventù” calabrese ma, in tutta probabilità, vive lontano dalla Calabria. Ecco allora che alla fine del libro si approda a un’amara verità: «Non è affatto detto che è rimasto in Calabria il più disonesto dei cittadini ma di certo gli onesti non hanno avuto l’egemonia nella società». Un equilibrio funesto da sovvertire. In ballo c’è il futuro di due milioni di cittadini.