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Giustizia: flop di domande verso le sedi disagiate. Sicilia in difficoltà

Ha fatto registrare ancora un flop l’ultimo concorso bandito dal Csm per la copertura delle cosiddette sedi disagiate, cioè degli uffici giudiziari che presentano da tempo una scopertura d’organico superiore al 20 per cento: nonostante gli incentivi economici e di carriera previsti per chi accetta di lavorare in quei tribunali e procure, per oltre il 70 per cento dei posti, 53 su 72, non c’è stata alcuna domanda valida. Un risultato che renderà obbligata la strada dei trasferimenti coatti dei magistrati in quegli uffici giudiziari, sollecitata da tempo al Csm dal ministro della giustizia Angelino Alfano. La situazione è tragica soprattutto in Sicilia, dove su 33 posti «pubblicati» ne saranno coperti solo 7, nemmeno un quinto. Ma va decisamente male anche in Calabria: solo per un quarto dei 20 posti (5) sono giunte domande di trasferimenti volontari. Il problema riguarda da vicino anche la Sardegna, e ormai persino il Nord Italia, dove peraltro non è nemmeno limitato ai piccoli centri, visto che 3 sui 2 posti messi a concorso alla procura di Brescia resteranno senza titolare. Nella striminzita pattuglia di magistrati magistrati disposti ad andare in soccorso delle sedi disagiate c’è il pm milanese Frank Di Maio, titolare della cosiddetta inchiesta vip sui «foto-ricatti», che ha chiesto di essere trasferito alla procura di Termini Imerese. «La situazione già grave, è diventata ora assolutamente problematica» dice il consigliere Alfredo Viola, presidente della Terza Commissione del Csm, che si occupa in prima battuta del problema delle sedi disagiate e che riconosce che ormai la strada dei trasferimenti d’ufficio, cioè obbligatori, è dietro l’angolo: «Abbiamo fatto ogni possibile sforzo per coprire questi posti con i trasferimenti volontari; prendiamo atto che questo meccanismo non ha dato gli esiti sperati tali da scongiurare i trasferimenti d’ufficio. Ora comunicheremo al ministro questa nuova situazione e quindi saranno individuate le sedi per i trasferimenti d’autorità». Tra le tante procure con l’acqua alla gola e che sono rimaste senza aspiranti ben 12 sono localizzate in capoluoghi di provincia e la gran parte di loro sono proprio in Sicilia. Nemmeno una domanda c’è stata per gli uffici requirenti di Ragusa, Enna, Agrigento, Messina. Così come per quasi un’altra decina di procure siciliane. Una sorte condivisa a Nord dagli uffici del pm di Ivrea, Mondovì e Busto Arsizio. Tornando alla Sicilia soltanto la procura di Trapani coprirà tutti i tre posti messi a concorso, mentre quella di Siracusa due su tre. (ANSA)
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