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Antonello Montante: "Vigilare sui finti patti antimafia"

di Nino Amadore
La parola chiave è opportunità. Ed è una parola chiave che ricorre più volte nel ragionamento di Antonello Montante, 47 anni, presidente di Confindustria Caltanissetta e vicepresidente di Confindustria Sicilia, protagonista e promotore insieme a Ivan Lo Bello, Marco Venturi e altri della svolta degli imprenditori siciliani proprio a Caltanissetta nel settembre del 2007. Oggi delegato alla legalità da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, per il suo impegno imprenditoriale e civile Montante è stato insignito dell’onoreficienza di cavaliere del lavoro dal presidente della Repubblica nel 2008. Montante è un imprenditore che alimenta quotidianamente la scelta della legalità e impersona la volontà della Confindustria di rafforzare e estendere la scelta siciliana sapendo che non è solo opportuna ma è soprattutto un’opportunità. Il suo richiamo è forte: «Fare attenzione perché non sempre i protocolli di legalità bastano a evitare infiltrazioni malavitose e in particolare mafiose».
Può spiegare meglio il senso di questa sua affermazione?
Abbiamo notato un proliferare di protocolli di legalità che potrebbero far pensare a una volontà collettiva di impegnarsi nella lotta contro la criminalità organizzata. E invece così non è. Anzi in alcuni casi la situazione è peggiore di quanto si possa immaginare.
Cioè?
La criminalità organizzata sta mostrando una grande capacità di utilizzare a proprio vantaggio alcuni importanti strumenti di legalità. Per esempio è stato verificato che alcune imprese vicine per convenienza o appartenenti alle organizzazioni mafiose abbiano in maniera strumentale denunciato estorsioni o altre intimidazioni con l’obiettivo di fuorviare forze dell’ordine e magistratura e ottenerne in cambio una specie di condono tombale per le loro attività poco chiare.
Diffidare dei protocolli lei dice. Ma voi ne firmerete uno con il ministro dell’Interno.
Esatto. Ma non si tratta di un generico accordo tra due parti: si tratta di un protocollo che abbiamo preparato in collaborazione con le forze di polizia. Nei prossimi giorni è prevista la firma. Confindustria ha maturato una lunga esperienza in fatto di protocolli di legalità e i suoi associati ne hanno sperimentato la validità in aree del paese ad alto rischio: è il caso dell’Eni che a Gela ha siglato un protocollo con le istituzioni e le organizzazioni di impresa e dei lavoratori. Quel protocollo prevede controlli stringenti ed è sicuramente un modello da imitare perché minimizza il pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata.
E a quello, mi sembra di capire, vi siete ispirati.
Il presidente Emma Marcegaglia lo aveva già annunciato nel corso del convegno del 19 febbraio: le imprese si assumeranno impegni molto forti che riguardano la scelta dei partner commerciali e la lotta al lavoro nero. Saranno rafforzati anche i meccanismi di collaborazione tra mondo imprenditoriale e forze dell’ordine.
Volendo sintetizzare il messaggio è questo: cogliere le opportunità che arrivano dalla legalità ed eliminare gli opportunisti che vogliono utilizzare la finta legalità come paravento.
Esatto. Va colta l’opportunità di liberare i nostri territori dalla cappa opprimente della criminalità organizzata, rendendo così più attrattive le nostre aree. L’imprenditore lavora per fare profitto e orienta la sua azione quotidiana verso la convenienza. Se poi la convenienza si sposa con l’etica si raggiunge l’equilibrio perfetto. Ecco noi invitiamo tutti gli imprenditori a seguire la convenienza per il profitto e l’etica della denuncia di tutte le illegalità. La ricchezza che deriva dall’illegalità, deve essere chiaro, è effimera, non dura.
Fin qui le imprese.
Tutti devono valutare le ragioni di opportunità. La politica, per esempio, deve fare la sua parte e valutare attentamente cosa sia opportuno fare in alcuni momenti. Ma deve valutare l’opportunità del bene collettivo, di tutti altrimenti diventa opportunismo e tutto cambia. Così come le imprese hanno fatto scelte coraggiose la politica, soprattutto al Sud, deve scegliere da che parte stare.
C’è poi un’altra questione che a Confindustria sta molto a cuore: quella della burocrazia.
Già: è un macigno che blocca lo sviluppo economico e sociale soprattutto al Sud. Come ha denunciato Marco Venturi, assessore tecnico alle Attività produttive nella giunta regionale, non è ammissibile che ci siano ancora sistemi burocratici protetti e in alcuni casi inamovibili. Come è stato ricordato dal presidente Marcegaglia a Parma vanno eliminati gli enti inutili e le storture burocratiche. Ma non solo: vanno verificate attentamente da un organo terzo autorevole le nomine fatte dalla politica sotto il profilo dei requisiti di etica e di onestà oltre che di competenza ovviamente. Solo così si può dare un segnale forte.
Confindustria ha adottato a livello nazionale le regole introdotte dalla Sicilia modificando il codice etico. Come funziona l’applicazione?
L’obiettivo di Confindustria è quello di avvicinare il mondo dell’impresa allo Stato, facendogli capire quale e quanto convenienza vi sia a collaborare con le istituzioni, con le forze dell’ordine e la magistratura affinché, ove vi sono, si decida di tagliare i ponti con le organizzazioni criminali. Oggi più di prima l’imprenditore può scegliere da che parte stare visto che oggi forze dell’ordine e magistratura hanno dimostrato di essere vicini alle imprese colpendo duramente la criminalità Chi non fa scelte di legalità, oggi, ha evidentemente una convenienza a stare dall’altra parte, quella dei criminali.
A che punto è l’applicazione del nuovo codice etico?
Nel Sud è già realtà. Per quanto riguarda le altre regioni, Assolombarda che è la più grossa associazione industriale del paese ha già fatto proprio il codice etico. le altre territoriali di Confindustria del Nord stanno seguendo le indicazioni del presidente Marcegaglia.
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