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Problemi di identità. Il sindaco di Valderice parte civile e imputato in un processo contro Cosa nostra

di Giacomo Di Girolamo

Ha fatto bene Camillo Iovino, Sindaco di Valderice, ridanciano paese alle porte di Trapani, a costituire il suo Comune come parte civile nel processo che verrà celebrato a seguito dell’operazione “Cosa Nostra Resort”. La delibera è stata adottata lo scorso 2 Dicembre “per tutelare l’immagine e le ragioni del Comune” . Il procedimento penale è contrassegnato con il n. 198/07 R.G. N.R. della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia.
Chissà se è della stessa opinione Camillo Iovino, imputato proprio in quel procedimento, per favoreggiamento.

Non è un’omonimia. Camillo Iovino parte civile nel processo “Cosa Nostra Resort” è lo stesso Camillo Iovino imputato in quel processo. Dottor Jekill e Mister Hide, in salsa siciliana.

Qualche dubbio in effetti il sindaco Iovino se lo è posto. E infatti coraggiosamente per “le evidenti ragioni di opportunità e di conflitto di interessi” non ha preso parte alla votazione della giunta “pur condividendo appieno l’atto deliberativo”.

L’operazione “Cosa Nostra Resort” risale al dicembre 2008. Ricetta semplice e collaudata: mafia, politica e appalti. La mafia è quella di Tommaso Coppola, imprenditore valdericino in carcere dal 2005. Secondo gli investigatori, dal carcere Coppola istruisce i nipoti Caterina e Salvatore Fiordimondo affinché si prendano cura del suo patrimonio imprenditoriale e continuino ad intercettare fondi pubblici da destinare al settore alberghiero. Tramite l’intestazione fittizia delle proprie attività a diversi imprenditori, Coppola riesce a gestire ben otto società.

Nove ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta dei magistrati della Dda, Roberto Scarpinato, Andrea Tarondo e Paolo Guido, si abbattono su Coppola e la sue rete di imprenditori e consulenti patrimoniali. Ad esempio su Francesco Maggio, che è anche vicesindaco di Valderice. Arrestato.La squadra mobile di Trapani nell’operazione sequestra beni per 30 milioni di euro, frutto di appalti importanti come la “Riqualificazione della Litoranea Nord di Trapani” e la “Riqualificazione del porto di Castellammare del Golfo”, la creazione del “Residence Xiare” e la nuova gestione della Calcestruzzi Ericina. Dei politici gli inquirenti avvertirono il profumo, non la traccia, a parte Francesco Maggio, il vicesindaco di Valderice, che tra l’altro è giovanissimo, 34 anni. Pochi, tradotti in esperienza politica, per catalizzare questo ingente flusso di denaro e scatole cinesi.

 

La mattina dell’arresto, Francesco Maggio viene subito sollevato dalla sua carica amministrativa, il sindaco Iovino non perde tempo e precisa che i fatti contestati al suo vicesindaco non sono riconducibili ad attività della giunta del Comune di Valderice. Mette subito le mani avanti. Linea dura, nessun ombra deve infangare Valderice. Incontra il dirigente della Squadra Mobile, Giuseppe Linares, e il magistrato Andrea Tarondo, ai quali chiarisce di non aver alcun rapporto con nessuno degli indagati, a parte l’ex vicesindaco Maggio. Peccato che lo stesso Iovino, il 23 febbraio 2009, viene raggiunto da un avviso di garanzia per favoreggiamento.


“Parla con Camillo e con il senatore” era una frase che gli investigatori hanno intercettato durante i colloqui in carcere tra Tommaso Coppola e il nipote. Era una frase ricorrente, una scialuppa di salvataggio, un doppio air bag. Per gli inquirenti quel “Camillo” altri non sarebbe che Iovino, all’epoca delle intercettazioni dirigente di Forza Italia e funzionario di banca. Non a caso, per gli investigatori, è di lui che Coppola parla perchè ad un certo punto indica al nipote il nome di «Camillo» per sbloccare alcuni depositi in banca (25 mila euro in titoli), da preservare rispetto ad un eventuale sequestro. Altri riferimenti a Iovino, risulterebbero essere stati fatti da Coppola per altre vicende legate all’esecuzione di lavori pubblici, forniture di inerti.

Qualche giorno fa Iovino è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento. Il nipote di Coppola, Salvatore Fiordimondo, si sarebbe rivolto a Iovino per agganciare il senatore del PDL Antonio D’Alì, all’epoca dei fatti sottosegretario al Ministero dell’Interno, per ottenere favori su una delle società di Coppola sequestrate nel 2005. Fiordimondo ha confermato questa versione subito dopo il suo arresto e ha riportato anche le parole di Iovino ossia che «tutto era a posto, ma bisognava aspettare che le acque si calmassero”. In realtà pare che Iovino con D’Alì non ci abbia parlato mai, ma questa è un’altra storia.

Lui ha negato circostanze assunte dagli inquirenti come vere. Da qui l’avviso di garanzia e oggi il rinvio a giudizio. Iovino si difende: “Non sono mai stato latore di alcun messaggio nell’interesse del Coppola presso chicchessia».

Il processo conseguente all’operazione “Cosa Nostra Resort” comincerà Il 24 febbraio 2010, davanti al collegio penale del tribunale di Trapani. Sul banco degli imputati oltre a Tommaso Coppola, i sui nipoti, imprenditori addomesticati, il vicesindaco di Valderice Francesco Maggio ed infine il sindaco, Camillo Iovino. Nella stessa aula troveremo il Comune di Valderice, il comune di cui Camillo Iovino è sindaco, chiedere i danni agli imputati, tra cui lo stesso Iovino.

Camillo contro Camillo.

Alla fine della giostra, ne resterà soltanto uno.

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  • Giulio T. |

    Voi pseudo-giornalisti ,
    scrivete sempre le solite cazzate pur di fare leggere agli altri la vostra firma.
    Mi sembri il Travaglio di Trapani.
    Anzi mi sembri uno che vorrebbe…………… “Travagghiare”
    Grazie per l’attenzione

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