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Il Cnel: grazie alla falsa fatturazione le mani della mafia sui fondi pubblici

Falsa fatturazione; consulenze e  ricerche mai sostenute; triangolazioni commerciali esclusivamente giustificate da disegni di alterazione dei costi reali, gonfiati  grazie al compiacente intervento di imprese intermediarie; alterazioni dei dati contabili finalizzati alla falsa rappresentazione del requisito di novitá dei beni strumentali ricompresi nel progetto agevolato, a fronte di acquisizioni di impianti non nuovi. Sono alcuni dei reati commessi dalla criminalitá per accedere a fondi pubblici destinati alle imprese, contenute nel Rapporto del Cnel. 

«In generale le esperienze di contrasto nel settore hanno  dimostrato che la forma tipica dell’illecita captazione o malversazione di finanziamenti agevolati alle imprese possa essere individuata nella contabilizzazione di operazioni passive per operazioni in tutto o in parte inesistenti -spiega Gianfranco Donadio, Sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia- A fronte di tale dato si tratta di riconoscere e valorizzare il ruolo centrale assunto dalla falsa fatturazione di costi in tutto il settore dell’intervento pubblico nell’economia, traendone le necessarie conseguenze sia sul piano dell’organizzazione dei controlli».  Il Rapporto del Cnel, quindi, individua i punti critici dell’azione di controllo. Sono stati evidenziati i rischi derivanti da profili soggettivi, riferiti sia ai percettori del finanziamento sia a soggetti coinvolti, a vario titolo nella progettazione, nell’assistenza e nelle attivitá di controllo e verifica, tra questi: carenza di requisiti di professionalitá; carenza di requisiti di onorabilitá; inesistenza di un’adeguata capacitá economica e  finanziaria dei soggetti percettori, con particolare riferimento all’effettiva esistenza di capitali di rischio; dissimulazione dell’effettivo beneficiario economico del finanziamento. Il Rapporto, poi, disegna le linee di una strategia preventiva, organizzata e rigorosa, fondata su tre principi importanti: il principio di trasparenza del procedimento di erogazione del pubblico finanziamento e del governo del progetto finanziario; il principio della tracciabilitá dei flussi di spesa; il principio di funzionale integrazione delle strategie di controllo e monitoraggio nel settore dei finanziamenti pubblici con quelle di contrasto all’uso illecito del sistema finanziario e di prevenzione dell’infiltrazione
mafiosa nel sistema economico e finanziario.  «L’esigenza di trasparenza rafforzata deriva dalla
constatazione che una impresa destinataria di finanziamenti pubblici non può non essere destinataria di specifici obblighi di chiarezza e di trasparenza contabile connessi a requisiti soggettivi di onorabilitá degli attori couinvolti -spiega Donadio- Non si tratta di una prosettiva antitetica ai condivisibili principi di semplificazione ma si tratta di un vero e propio statuto speciale determinato dalla indiscutibile esigenza di assicurare un contesto di piena visibilitá alla gestione di risorse finanziarie provenienti dalla
collettivitá».  Il Sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, infine, evidenzia la necessitá del principio di tracciabilitá dei flussi finanziari, «essenziale corollario della trasparenza rafforzata, che si sostanzia nella proposta della obbligatorietá dei pagamenti attraverso intermediari bancari nelle forme di bonifico o di pagamenti telematici e comporta, sul piano dell’organizzazione contabile l’uso di conti bancari dedicati ai flussi con diretto riferimento al codice unico di progetto».

La montagna di denaro pubblico finito oggetto di frodi dal 2007 a oggi ammonta a 2,2 miliardi di euro,
più del doppio di quello necessario per avviare la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. E si concentra nel Mezzogiorno il 90% delle risorse nazionali ed europee ‘mangiatè da aziende corrotte o singoli, tra cui spiccano molti ‘colletti bianchì chiamati dalla Fiamme Gialle i «lobbisti delle frodi».
   Nel rapporto sugli abusi nei finanziamenti pubblici presentato oggi dalle Fiamme Gialle al Cnel emerge come una buona parte del totale dei contributi pubblici, dai fondi strutturali dell’Unione europea ai cofinanziamenti locali, sia captato da organizzazioni o persone malavitose. Basti pensare che i 2,2 miliardi di euro di sostegni illeciti equivalgono alla metà delle risorse che l’Ue ogni anno elargisce all’Italia.
   E a inghiottire il 90% di aiuti pubblici (2.010 milioni) sono Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata e Puglia. Cinque Regioni che da sole hanno fatto sparire 1,16 miliardi di euro di fondi comunitari e 852 milioni di euro di fondi nazionali. Non a caso tra le mega operazioni che hanno portato a scoprire le truffe, sono molte quelle condotte nel Mezzogiorno. In totale le Fiamme Gialle negli ultimi 3 anni hanno portato a termine 4.900 interventi, denuncia per 7.784 e  156 arresti. Tra le principali operazioni, che la Gdf ricorda nel suo rapporto, c’è ‘Via col ventò, che ha visto 60 milioni di euro andare nelle tasche di falsi proprietari terrieri, i quali illecitamente rivendicavano diritti sul suolo dove sono stati costruiti parchi eolici, tra Sicilia e Sardegna. L’Operazione Sparkling, invece, ha avuto come protagonista una lobby della frode, composta da professionisti di finanziamenti pubblici, che gestiva l’80% dei fondi indirizzati alla Calabria, la truffa accertata è stata pari a 50 milioni di euro.   Un dato positivo per i contribuenti onesti, che invece di rubare soldi alo Stato pagano regolarmente le imposte, arriva dalle confische «per equivalente» dei beni posseduti dagli autori dei reati ha portato al sequestro di averi per un valore di 283 milioni di euro. Le Fiamme gialle sottolineano come la cifra sia in costante crescita e il suo peso sul’ammontare delle
truffe sia raddoppiato in 12 mesi.

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