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Mafia: già più di cento le aziende delle aree industriali di Palermo che hanno denunciato il racket

Nelle aree industriali di Termini Imerese, Brancaccio e Carini nel palermitano denunciare la mafia e le pressioni degli estorsori è diventata la regola e non  è più un’eccezione. Gli imprenditori respingono al mittente le minacce e puntualmente invece di “cercarsi un amico” come vorrebbe la regola si presentano alle forze dell’ordine per denunciare tutto: dall’attak ai lucchetti agli atti intimidatori più gravi. Così, ma la stima è fatta per difetto, sono poco più di cento nelle sole aree industriali della Provincia di Palermo le aziende che hanno deciso di denunciare le richieste del racket mafioso. Un bilancio che è stato fatto nel corso dell’incontro sul tema nell’ambito della presentazione del libro L’Isola civile, le aziende siciliane contro la mafia edito da Einaudi e scritto dai giornalisti del Sole 24Ore Nino Amadore e Serena Uccello. All’incontro, che si è tenuto alla libreria Kalòs di Palermo, ed è stato coordinato da Claudio Reale del mensile S, oltre a Nino Amadore hanno partecipato il colonnello Jacopo Mannucci di Benincasa (capo del reparto operativo dei carabinieri di Palermo), il presidente del Consorzio Asi di Palermo Alessandro Albanese, Vittorio Greco che è uno dei fondatori del movimento Addio Pizzo.
«Il cambio è stato epocale –  ha detto il presidente del Consorzio Asi – perché le aziende hanno capito che la legalità, il dire no a certe logiche paga. Denunciare conviene. Ma c’è un altra spetto che mi preme sottolineare: c’è anche chi non ha mai pagato o non ha mai denunciato ma ha dato e dà la propria adesione culturale e civile a questa battaglia contro il racket mafioso. Lo abbiamo visto con la grande partecipazione degli imprenditori all’assemblea che abbiamo tenuto qualche settimana fa a Termini Imerese e lo abbiamo visto ancora prima a Carini. Lo stato di paura e sottomissione è stato superato e si respira un’aria nuova e più pulita». E tutto ciò grazie all’impegno di polizia, carabinieri e Guardia di finanza che non mollano la presa e hanno dimostrato con centinaia di arresti in meno di due anni di poter sconfiggere Cosa nostra. Non solo:«Lo Stato (le forze dell’ordine e la magistratura in questo caso) sono oggi in grado di garantire riservatezza e sicurezza a chi denuncia». Vittorio Greco ha invece analizzato quella che ormai può benissimo essere battezzata la filiera della legalità: le aziende che hanno rotto con un passato di complicità crescono, aumentano i fatturati e il giro d’affari. Avere denunciato ha già prodotto un risultato economico positivo: ha fatto aumentare il valore del brand. E un contributo deriva, sicuramente, dall’approccio che i ragazzi di Addio Pizzo hanno imposto sulla  via del motto che sta alla base del consumo critico antimafia: “Io pago chi non  paga”.[ad#co-9]