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Antimafia. Beppe Lumia accusa: "In Sicilia il general contractor sceglie le imprese mafiose"

“Molto spesso i grandi appalti vanno in Sicilia al general contractor che viene dal Nord. Questo general contractor quando arriva nell’isola la prima cosa che fa e di andare a cercare l’impresa mafiosa. E quando non può, magari perché c’è Confindustria Sicilia che minaccia espulsioni e sono scattati meccanismo di legalità, allora il general contractor si rivolge a un’azienda pulita cui chiede un ribasso del 40%. All’azienda mafiosa non chiede niente a quella pulita un ribasso pazzesco”. Beppe Lumia, senatore del partito democratico e componente della commissione nazionale Antimafia usa un tono tranquillo per dire una cosa molto grave che chiama in causa le grandi imprese del settore costruzioni del nostro paese. E lo fa in un consesso di imprenditori: il convegno su “Sicilia, infrastrutture e futuro” che si è tenuto oggi a Catania ed è stato organizzato dai giovani imprenditori di Confindustria Sicilia di cui è presidente Giorgio Cappello e dai giovani imprenditori dell’Ance di cui invece è presidente Marcello La Rosa. Del resto la questione del general contractor era già stata affrontata anche da altri  interventi di imprenditori. Il tema della legalità in relazione alla pubblica amministrazione e al lavoro dei burocrati era stato invece affrontato con la verve che lo contraddistingue da Andrea Vecchio, presidente dei costruttori edili catanesi e imprenditore impregnato sul fronte della lotta per la legalità e contro la mafia:“Bisogna delegiferare il sistema normativo, dando poche leggi chiare e che diano risposte certe. In 30 giorni bisogna dare una concessione o rifiutarla. E bisogna migliorare la gestione delle risorse, privilegiare la meritocrazia, ridurre il peso della burocrazia. Ma questo sistema farraginoso crea posizioni di potere. La verità – ha puntualizzato Vecchio – è che la criminalità organizzata trova terreno di coltura nell’inefficienza della pubblica amministrazione. Se si dessero risposte veloci e certe alle imprese, la criminalità organizzata verrebbe sconfitta”. Il “grido d’allarme” è partito da Fabio Iacopelli, vicepresidente nazionale dei Giovani dell’Ance, secondo cui “dal 2005 si conferma un trend negativo degli investimenti sulle infrastrutture”. Marcello La Rosa, presidente dei Giovani di Ance Sicilia, ha chiesto “un forte impegno della Regione e della classe politica per lo sblocco immediato dei fondi Por, su cui c’è già un ritardo di due anni”. Il convegno catanese è servito soprattutto a elaborare le proposte per lo sviluppo delle infrastrutture in Italia e soprattutto in Sicilia ed la prima tappa di un progetto complessivo elaborato dalla commissione nazionale Energia, Ambiente e Infrastrutture dei Giovani di Confindustria, presieduta da Gianluca Gemelli. Hanno disertato l’incontro i governi nazionale e regionale: assenti i sottosegretari alle Infrastrutture e Trasporti, Giuseppe Maria Reina, e al Cipe, Gianfranco Miccichè, mentre il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, impegnato a Torino per la manifestazione della Fiat, ha delegato a rappresentarlo il deputato regionale dell’Mpa, Giuseppe Arena, che non ha atteso la fine dei lavori (momento previsto dell’intervento di Lombardo), ma ha chiesto di portare il saluto di Lombardo all’inizio dei lavori. Non gli è stato consentito per protesta. Al termine dei lavori è giunto l’assessore al Bilancio, Michele Cimino.

“E’ un segnale gravissimo – ha commentato Giorgio Cappello, presidente dei Giovani di Confindustria Sicilia – prendiamo atto dell’assenza e del fatto che le istituzioni e la politica non tengono in considerazione e ignorano del tutto le proposte dei giovani di Confindustria e Ance che, oltre a costituire la nuova classe dirigente che ha scelto di restare in questa terra difficile, da soli rappresentano una parte significativa del Pil”. Rammarico è stato espresso da tutti gli intervenuti.
Federica Guidi, presidente nazionale dei Giovani imprenditori di Confindustria, ha assicurato: “Noi continueremo a pungolare il governo nazionale e le pubbliche amministrazioni locali affinché prendano seriamente in considerazione un problema strategico per il superamento della crisi”. Infatti, la leader dei Giovani imprenditori ha parlato della necessità di un “grande piano Marshall per fare ripartire subito l’economia del Paese con tutto ciò che si può mettere in cantiere: un piano nazionale strategico e di coordinamento per rilanciare il sistema delle infrastrutture, con funzione anticiclica rispetto alla crisi, capace di ridare competitività e prospettive di sviluppo e crescita soprattutto al Mezzogiorno. Le grandi infrastrutture non sono prioritarie, e comunque bisogna prima creare i sistemi medio-piccoli funzionali e di collegamento. I fondi Fas sono indispensabili per la Sicilia – ha osservato poi Federica Guidi – e mi auguro che non vengano dirottati altrove. E il Ponte sullo Stretto è fra le opere che il Paese dovrà considerare, prima o poi; purché si facciano anche le strade”. Da parte sua, Simona Leggeri, presidente nazionale dei Giovani imprenditori dell’Ance, ha ricordato che “le imprese edili rappresentano l’11% del Pil nazionale e, con l’indotto, si arriva al 25%. Ogni anno abbiamo registrato un calo del 2%. Il sistema delle infrastrutture, dunque, è il punto di rilancio per tutto il sistema Paese. Confermiamo la nostra disponibilità a tutte le proposte giunte in merito dal governo nazionale, dal piano edilizia al piano casa, ma dobbiamo registrare che non una di queste cose è stata fatta, nulla è stato finora stanziato. Ci aspettiamo di più per il sistema nazionale casa rivolto ai meno abbienti. E da parte nostra lanceremo un bando per ricostruire un asilo o una scuola in Abruzzo”.
Leggeri ha concordato con la Guidi: “Da subito non servono le grandi infrastrutture, che hanno tempi lunghi di realizzazione, ma le medie opere funzionali. Il Ponte è da fare, nel frattempo bisogna preparare il terreno con la Salerno-Reggio Calabria, con l’alta velocità ferroviaria, con un sistema di strade e collegamenti dentro un coordinamento e una lungimiranza che in questi anni sono mancati: partire dal piccolo per arrivare al grande”.“Dunque – ha concluso Simona Leggeri – riteniamo utile che vi siano tanti piccoli aeroporti fra loro uniti da collegamenti ferroviari e stradali efficienti e veloci. Non servono grandi aeroporti da cui raggiungere tutte le destinazioni, ma piccole strutture che si dividano le destinazioni e che siano facilmente raggiungibili fra loro: ad esempio, gli scali di Palermo, Trapani, Catania e Comiso messi bene in rete fra loro. Invece in Italia si continua a ragionare come uno Stato dei Comuni, dove ogni zona vuole il tutto”.
Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, ha enfatizzato il “grido d’allarme” dei Giovani imprenditori: “C’è un ritardo drammatico sulle infrastrutture, per le ferrovie, le strade, la logistica, le reti immateriali. In questi anni le risorse ordinarie e comunitarie sono state utilizzate per una miriade di interventi a pioggia piuttosto che concentrarle su pochi grandi progetti strategici. Il risultato è che durante l’ultima programmazione comunitaria la Sicilia è cresciuta meno del resto del Paese. Il Consorzio autostrade siciliane – ha detto Lo Bello come esempio – è stato negli anni un luogo di malaffare e di interferenze politiche. Questo ha determinato inefficienze e opere obsolete. La presidente Valenti, da poco insediata, ha già subito diverse minacce. Se la politica pensa di continuare a governare il territorio con questi sistemi obsoleti, le infrastrutture difficilmente saranno realizzate. I Giovani imprenditori – ha aggiunto Lo Bello – lanciano proposte basate su un piano strategico. Serve, dunque, una rivisitazione complessiva dell’azione politica e dei suoi interventi, affinché le risorse non siano più disperse e siano snellite le procedure burocratiche.  La crisi richiede che sia cantierato tutto ciò che è già finanziato, ma migliaia di investimenti pubblici e privati restano bloccati perché la burocrazia o è sorda o, come nel caso del servizio Via-Vas dell’assessorato regionale al Territorio, non ha assegnate le risorse umane per funzionare. Infine – ha detto Lo Bello – servono meno leggi”.[ad#co-9]