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Lazio, quando la camorra va al mercato

Dal corriere economia

I l regionale Roma-Minturno compie una lunga curva puntando verso il Golfo di Gaeta. A destra il lago, a sinistra i Monti Aurunci, in mezzo il «gigante» di Fondi dorme. Una recinzione di un chilometro protegge il Mercato ortofrutticolo, la principale azienda dell’agro pontino meridionale, la seconda nel sud Europa per lo smistamento di prodotti agroalimentari. Per entrare, c’è una sorta di casello autostradale con dieci vie di accesso: sarà perché è ora di pranzo, ma all’una è tutto sbarrato. A guardarlo da fuori, il Mof sembra disabitato, le quattro enormi tettoie perpendicolari ai binari riparano qualche tir ma non c’è traccia di anima viva. Con dodici milioni di quintali di frutta e verdura che ogni anno passano da queste parti, il mercato muove decine e decine di milioni di euro, fa lavorare più di 150 aziende e qualche cooperativa all’interno e più di 2000 nell’indotto, migliaia e migliaia di persone che vivono nella filiera, eppure è un’industria che non sembra in piena forma. A Fondi dicono che è quasi sempre così, al massimo il giovedì e la domenica si vede un po’ di traffico, di scambi. Per il resto della settimana è così, morto.
La cattedrale sospetta
Sproporzionato e isolato dalle tratte autostradali, dicono lapidari in paese. Una cattedrale enorme costruita con molti soldi (e molti della Regione che ogni anno versa soldi per «aiutare» in qualità di socio di maggioranza della Mof spa che lo gestisce) che non si riesce a far vivere come dovrebbe. E così, nell’area del Mof ci sono edifici costruiti in questi anni, che ancora non hanno visto passare nessuno, celle frigorifere nuove di zecca che nessuno utilizza. In molti, dopo l’inchiesta della Guardia di Finanza di Latina, ne chiedono il commissariamento per la gestione «creativa» dei soldi pubblici. Come quelli regionali, 6 milioni di euro, destinati alla creazione di una filiera corta che ancora non ha visto la luce sebbene dovesse partire più di un anno fa.
Nomine difficili
La questione è che l’interesse pubblico spesso non è perseguito dai privati. Il vulnus sarebbe nello statuto della Mof spa che attribuisce alla Regione Lazio il potere di nomina del presidente,(Giuseppe La Rocca), ma agli operatori del mercato il diritto di eleggere l’amministratore delegato (Enzo Addessi) e di fatto guidare la società. La modifica dello statuto potrebbe essere il primo passo da compiere per iniziare a sciogliere il groviglio del mercato di Fondi.
Dalla stazione al mercato sono due passi. Un tempo qui era il regno dei produttori locali, si veniva anche da Roma in giornata per comprare qualche cassetta di pomodori o mandarini. Oggi, il grosso della frutta e della verdura proviene dal Sud, dalla Sicilia e Calabria e dalla Spagna. Transitano qui in viale Piemonte e poi viaggiano verso il nord d’Italia e, ancora più su, verso la Germania e oltre. Sulle stesse rotte di droga, armi e tutto quello che arricchisce la criminalità organizzata, dicono da queste parti. Voci, che però dovranno pur avere un qualche fondamento, se Fondi è stato ed è sotto la lente di ingrandimento della Direzione Distrettuale Antimafia che ha chiesto lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. «Terra di lavoro nero». All’edicola della stazione è in bella mostra il quotidiano locale, Latina oggi. Sommario e occhiello spiegano la notizia: «Una macchia sull’economia pontina, edilizia e agricoltura i settori con illegalità record. Un dipendente su due è invisibile». Sarà un caso che tra le migliaia di operai e scaricatori che lavorano negli stand del mercato, nessuno ma proprio nessuno abbia la tessera di un sindacato? La domanda è legittima e qui a Fondi sono in molti a porsela. E la storia insegna che dalla mancanza di diritti all’illegalità e alla criminalità il passo può anche essere breve.
Sebbene il governatore Piero Marrazzo in un recente consiglio regionale straordinario abbia ricordato il rischio criminalità per Fondi, alla Regione Lazio la questione del Mof non sembra preoccupare troppo. «Dal sindacato non ci è mai arrivata nessuna segnalazione di minaccia o di intimidazione. Non ci sono ragioni per un commissariamento, nessuno lo ha richiesto» dichiara Pio Scacciotti dell’assessorato regionale alle Attività produttive. Eppure il crinale è scivoloso. «I mercati ortofrutticoli rappresentano un terreno estremamente fertile per l’agro-crimine. Dalla fornitura della merce ai servizi di confezionamento, dalla trasformazione all’autotrasporto ai servizi di facchinaggio, non vi è un solo segmento della filiera che non subisca un controllo o pressioni criminali».
Il Primo rapporto su «sicurezza e legalità in agricoltura», realizzato dalla Fondazione Cloe e uscito lo scorso ottobre, fa il punto della situazione sul «buco nero della legalità» dei mercati all’ingrosso italiani e a proposito del Mof lo studio parla di un ambiente «difficile, chiuso» nel quale «si respira un clima geocriminale particolare», dal quale è difficile che le notizie di illeciti escano fuori ma, prosegue il rapporto, vi sarebbero pochi dubbi sul fatto che gli arrestati in questi anni sarebbero legati a gruppi di criminalità organizzata. Chi comanda?
Se sul litorale domizio si sono attestati i casalesi del clan Bidognetti (fonte: rapporto Cloe), chi governa la criminalità nella piana pontina? Fondi sarebbe diventata testa di ponte nel Lazio meridionale della cosiddetta «quinta mafia», un patto di non belligeranza tra ‘ndrangheta, camorra e mafia che si sono accordate, si legge nell’ultimo Rapporto sulle mafie nel Lazio, per spartirsi i proventi del traffico illecito e quelli degli affari legali, tra i quali il controllo dei pezzi della grande distribuzione, di strutture di commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli. «Come hanno fatto quegli imprenditori che partiti da zero oggi hanno una flotta di dieci o quindici tir? Trasportano solo zucchine o qualcos’altro?». Chi è a contatto ogni giorno con il mercato di viale Piemonte se lo chiede, ma tace. «Per evitare schiaffoni». O qualcosa di peggio».