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In un libro gli interessi della mafia canadese nella costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina

“Vecchi padrini italoamericani dalla smisurata dedizione per le sagre di Francis Ford Coppola; un anziano professionista disponibile a far da ponte con i colossi delle costruzioni e il sottobosco politico di casa nostra; un paio di faccendieri dalle consolidate entrature tra i petroprincipi mediorientali, a caccia di commissioni e tangenti. Nello sfondo il Ponte sullo Stretto, l’ottava meraviglia del mondo, la panacea ad ogni male del vituperato Mezzogiorno. E le grandi organizzazioni criminali, quelle dei traffici di droga e armi nei cinque continenti, desiderose di innalzare un ecomostro che le legittimi di fronte ai posteri”. Comincia così “Il Ponte sullo Stretto e la Canadian connection”, lo studio che Antonio Mazzeo, ricercatore messinese da anni impegnato sul fronte della lotta per la pace e per i diritti in varie aree del mondo, sta completando e pubblicherà prossimamente in collaborazione con il Centro di documentazione Peppino Impastato di Palermo. “Scarsissima attenzione è stata dedicata dai mass media al processo in corso a Roma contro un anziano ingegnere e i suoi collaboratori, accusati di aver condizionato l’esito della gara per la realizzazione del Ponte di Messina – dice Antonio Mazzeo -. Nello sfondo il boss italo-americano Vito Rizzuto ed un presunto tentativo di riciclaggio di 5 miliardi di euro provenienti dal traffico internazionale di stupefacenti. Una fitta rete d’interessi economici ed imprenditoriali lega il Canada ed alcune grandi imprese con il devastante megaprogetto rilanciato dal governo Berlusconi”.
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