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Sicurezza, 2.500 soldati per pattugliare le metropoli

Pattuglie miste di soldati e forze di polizia per controllare il territorio nelle grandi città. Con una quota massima di 2.500 militari a disposizione dei prefetti per combattere la criminalità. L’accordo tra il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e quello dell’Interno, Roberto Maroni, è stato sancito da un emendamento che introduce i cosiddetti «pattuglioni».
La norma sarà proposta al testo del decreto legge sulla sicurezza, da martedì al voto dell’aula del Senato. La Russa, fautore della proposta, ieri da Bruxelles ha spiegato che in questo modo «si rende possibile l’idea di passare dal poliziotto di quartiere di giorno a una pattuglia mista nelle ore prevalentemente serali».

Secondo il testo dell’emendamento, però, l’operazione non è così immediata. Deve essere, intanto, motivata da «specifiche ed eccezionali esigenze». È prevista nelle «province comprendenti aree metropolitane e comunque densamente popolate ». I militari, come accadde nell’operazione Vespri Siciliani del 1992, avranno «le funzioni di agente di pubblica sicurezza »: potranno fermare, identificare e perquisire persone e mezzi, se c’è il sospetto di comportamenti «che possono mettere in pericolo l’incolumità di persone o la sicurezza dei luoghi vigilati». Ma per completare gli accertamenti e per le funzioni di polizia giudiziaria dovranno passare la mano a carabinieri, poliziotti o finanzieri.

Il piano di impiego delle forze armate nel controllo del territorio è adottato dal ministro dell’Interno, con il «concerto» della Difesa; è autorizzato per un periodo di sei mesi, rinnovabile per una volta. Il contingente di 2.500 è quello massimo. Una scelta coerente con quella, decisa ieri al Consiglio dei mini-stri, di impiegare le forze armate nella conduzione tecnica ed operativa degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti (si veda articolo a pag. 23).

«È una notizia molto positiva, un importante segnale di attenzione » dice il sindaco di Mi-lano, Letizia Moratti. Ma il ministro ombra della Difesa del Pd, Roberta Pinotti, avverte: «Se si pensa di utilizzare l’esercito per funzioni di ordine pubblico e di sicurezza, noi non possiamo che ribadire il nostro fermo no». Favorevole il generale Domenico Rossi, capo del Cocer Esercito: «Sono riconosciute le potenzialità professionali e relazionali acquisite in tanti anni di missione all’estero. Non c’è motivo sottolinea di rinunciare a queste potenzialità, viste le esigenze attuali di controllo del territorio».

In realtà questa novità non decollerà così presto come vorrebbe La Russa. Intanto, il decreto va approvato anche con il parere del Comitato nazionale delll’ordine pubblico e della sicurezza – è presieduto dal ministro dell’Interno e partecipano i vertici delle forze di polizia e dell’intelligence – integrato dal capo di stato maggiore della Difesa. E va informato il presidente del Consiglio.
Al Viminale, insomma, nessuno si entusiasma. Nella Polizia e nell’Arma il malumore è concreto. Non sarà facile, perciò, mettere insieme divise diverse. Né è casuale, del resto, che Cgil, Cisl e Uil del ministero dell’Interno ricordino come «almeno 25mila operatori della polizia di Stato sono distolti dai compiti operativi e sono impiegati negli uffici»: meglio utilizzare loro, insomma, che i soldati. Peccato che da decenni si tenta di intervenire invano per riportare in strada i poliziotti negli uffici.