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Palermo, in 26 negano di aver pagato il pizzo e rischiano l'incriminazione per favoreggiamento

Il prossimo interrogatorio è fissato per venerdì ma per i 26 imprenditori palermitani trovati nel libro mastro dei Lo Piccolo che continuano a negare di aver pagato il pizzo ilo destino sembra segnato: saranno incriminati per favoreggiamento.  Molti di loro hanno già negato nella fase dell’interrogatorio altri invece hanno portato giustificazioni che, secondo i magistrati, non hanno senso: in tre hanmno raccontato di aver pagato il pizzo a Lino Spatola, l’anziano boss ex capomafia di Tommaso Natale  scomparso nel settembre del 2006 e ritrovato recentemente grazie alle indicazioni del pentito Gaspare Pulizzi. Tra gli imprenditori denunciati, riferisce il Giornale di Sicilia nell’edizione di oggi, ci sono i nomi di commercianti noti in città come Renato Amorosi (titolare del bar Renato a Mondello), Gioacchino Guccione (presidente della Motomar, società che si occupa della costruzione, riparazione e ormeggio di natanti), ma anche di imprenditori come Salvatore Calascibetta che è nel direttivo di Confcommercio dove presiede l’associazione provinciale Commercianti motorizzazione.  Tutti nomi annotati nel libro mastro di Salvatore Lo Piccolo e tra i circa 700 pizzini sequestrati ai boss nel covo di Giardinello dove è stato arrestato il 5 novembre dell’anno scorso insieme al figlio Sandro e a Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo. Il presidente dell’associazione antiracket Libero Futuro Enrico Colaianni definisce quella dio venerdì “l’ultima occasione per voltare pagina” e cita l’esempio dei venti comemrcianti che hanno avuto il coraggio di confermare le accuse contro il clan Lo Piccolo: “Noi – dice Colaianni – pensiamo che questa sia l’ultima occasione per non commettere un errore grave e imitare l’esempio di chi ha deciso di voltare le spalle al pizzo”.