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Nelle Procure italiane mancano all'appello 200 pubblici ministeri

Procure in crisi, con quasi 200 pm che mancano all’appello, ‘buchi’ d’organico che difficilmente si
riuscirà a coprire. Il rischio è che si blocchino le indagini, soprattutto negli uffici del Sud in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. L’allarme arriva dal Csm, dai tre consiglieri togati del Movimento per la giustizia Ciro Riviezzo, Bernardo Petralia e Mario Fresa, i quali sollecitano l’intervento dell’organo di autogoverno della magistratura.
 La colpa di questa “grave situazione”, sostengono, è di una norma della riforma dell’ordinamento giudiziario: quella che impedisce di assegnare in Procura magistrati di prima nomina. Ha creato una “impasse”, avvertono, chiedendo che Palazzo dei Marescialli scenda in campo per “studiare gli opportuni rimedi” e indicare agli “organi competenti tutte le iniziative” per fronteggiare “la situazione di crisi”. Per farlo propongono l’apertura di una prativa in Terza Commissione, che si occupa dei
trasferimenti.   Per accedere agli uffici di Procura, spiegano nel documento inviato al comitato di presidenza del Csm, i magistrati devono aver ottenuto la prima valutazione di professionalità, e questo avviene quattro anni dopo il decreto di nomina: questo “comporterà, in modo del tutto probabile, il consolidamento di un ‘circuito esclusivo’ proprio delle funzioni di pm”, “i posti di
sostituto di volta in volta messi a concorso saranno coperti, con attendibile certezza, quasi esclusivamente da magistrati che lasciano altri uffici di Procura”.
 Una “ragionevole eventualità”, secondo i tre consiglieri del Csm, il cui effetto sarà quello di mantenere “pressocchè inalterata la scopertura complessiva dellôorganico delle Procure”, dove per ora sono 199 i posti vacanti. Nelle Procure, avvertono, si creerà quindi “un deficit strutturale”, tale da
portare sia al “rischio di una stasi delle indagini preliminari anche negli uffici meridionali più esposti al controllo di legalità ed allôazione di contrasto nei confronti della criminalità organizzata e di tipo mafioso”, sia a mettere “a rischio la stessa rappresentanza del pubblico ministero nei
dibattimenti”.   Di fronte a questi rischi serve l’intervento del Csm: bisogna studiare “cause ed effetti” dell’attuale “fibrillazione” per indicare “gli opportuni rimedi volti a fronteggiare la situazione
di crisi che verrà a determinarsi negli uffici di Procura a seguito della prima applicazione del divieto” contenuto nella riforma dell’ordinamento giudiziario firmata dall’ex Guardasigilli Mastella.