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Gela: Crocetta dice no ai mafiosi che chiedono le case popolari

Il sindaco di Gela Rosario Crocetta ha deciso, con i poteri che gli competono in materia di ordine pubblico, di escludere dalle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari oltre ai falsi poveri coloro che abbiano subito una condanna per mafia, estorsione, pedofilia e  loro parenti (per evitare che le domande siano presentate da prestanomi). Ecco il racconto del Manifesto:

Gela Già minacciato e sotto scorta, politicamente scorretto rispetto alle abitudini culturali ed elettorali della sua terra (è comunista e gay dichiarato), Rosario Crocetta ne ha fatto un’altra. Il Comune di Gela, di cui è sindaco, ha escluso dalla graduatoria delle case popolari mafiosi, estorsori, pedofili e falsi poveri. E’ accaduto ieri, quando l’amministrazione comunale ha assegnato 80 alloggi ed ha tenuto fuori dall’assegnazione persone che avevano precedenti penali. È emerso che su 160 iscritti sono state riscontrate una sessantina di dichiarazioni false; una ventina di persone, inoltre, hanno riportato condanne per le quali il Comune aveva previsto l’esclusione dal diritto della casa popolare. Dalla graduatoria sono stati depennati, oltre a persone con precedenti penali per truffa anche per mafia, estorsione e reati di pedofilia. Il Comune di Gela applica questa linea non solo per l’assegnazione delle case popolari ma anche per l’intervento sociale nei confronti di estorsori, mafiosi e pedofili ai quali «non vengono concessi contributi e agevolazioni» da parte dell’amministrazione guidata da Crocetta.

«La possiamo chiamare operazione case popolari pulite» ha spiegato lo stesso sindaco. Che è poi intervenuto sull’intervento anti-pedofili, il giorno dopo le parole di Veltroni che annunciava «misure dure» contro i reati sessuali nei confronti di bambini (arrivando a non escludere nemmeno la castrazione chimica). «È una decisione ante litteram che non abbiamo mutuato nè da Berlusconi nè da Veltroni», ha detto Crocetta, «è da più di un anno che ho iniziato una battaglia per impedire che persone che si devono vergognare possano avere aiuti da parte del Comune».

«La decisione di escludere i pedofili, oltre ai mafiosi – ha continuato – si inserisce solo casualmente nel dibattito nazionale sulla pedofilia. Sono pochi i comuni italiani che hanno messo in atto una misura di prevenzione contro i pedofili di questo genere. È molto significativo perchè la presenza di un pedofilo può creare una turbativa sociale». Più che alle parole di Veltroni, la decisione pare legata alle polemiche di qualche giorno fa sul caso di Agrigento.

Al quale pare far riferimento Crocetta quando racconta un aneddoto: «Tempo fa un dipendente comunale, che lavorava nei giardini pubblici di Gela venne arrestato per il reato di pedofilia. Solo grazie all’indulto è riuscito a uscire anzitempo. Così, è tornato da me e mi ha chiesto di poter essere reintegrato alle dipendenze del Comune, oppure di avere un aiuto economico. Io, naturalmente gli ho risposto picche. Gli ho detto “fattelo dare da Mastella un lavoro, io non te lo dò certamente”. E continuerò così. Va bene il reintegro, ma non senza regole». Tornando a parlare delle case popolari negate ai pedofili e ai mafiosi, Crocetta ha aggiunto: «Tempo fa, quando si trattava di dare una casa ai più bisognosi e di inserire i loro nomi nelle graduatorie, mi sono saltati agli occhi alcuni nomi di persone vicine ai mafiosi che certamente non mi risultava avessero problemi economici. Così, ho deciso di escluderle». Alla domanda se vengono escluse solo condannati, o anche indagati, ha replicato: «Gli indagati vengono sospesi, mentre i condannati vengono direttamente esclusi. Mica possiamo rischiare che un pedofilo possa tornare a violentare un bambino per escluderlo dalla graduatoria».