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Confindustria Sicilia: fuori dall’associazione chi paga il pizzo

La Giunta di Confindustria Sicilia integrerà il Codice etico nazionale di Confindustria con l’impegno per gli associati di non avere rapporti con la mafia, di non pagare il pizzo, di collaborare con le forze dell’ordine e di denunciare gli estortori, e prevedendo sanzioni fino all’espulsione per chi violerà il principio dell’incompatibilità fra collusione con la criminalità organizzata e adesione a Confindustria. Il modello potrà essere mutuato da altre Confindustrie regionali.E’ la decisione del direttivo di Confindustria Sicilia, riunitosi oggi in seduta straordinaria a Caltanissetta sotto la presidenza di Ivan Lo Bello, in risposta ai gravi attentati al presidente dell’Ance Catania Andrea Vecchio e al presidente della Piccola industria di Caltanissetta e presidente della Camera di commercio nissena Marco Venturi.Lo Bello ha spiegato che “le cosche sanno che Venturi e Vecchio sono due imprenditori che non si arrendono. Per cui c’è una seconda chiave di lettura di tali atti violenti: una forte minaccia al sistema confindustriale che in Sicilia sta cambiando, sta rinnovando e rafforzando la strategia per la legalità. Ciò evidentemente da fastidio perché rischiamo di incidere pesantemente sui bilanci del racket delle estorsioni. Noi sosteniamo – ha aggiunto Lo Bello – che lo Stato ha fatto la sua parte e che chi non denuncia gli estortori finisce per diventarne complice. Dobbiamo fare in modo che sempre più imprenditori si ribellino affinché i casi di Vecchio e Venturi non restino isolati atti di coraggio civile che richiedono un altissimo prezzo da pagare”.“Tutta Confindustria è compatta attorno all’emergenza siciliana come già avvenuto in Calabria e in Campania – ha riferito il vicepresidente nazionale di Confindustria Ettore Artioli – . Il presidente Luca di Montezemolo, nel corso di una lunga telefonata con il ministro dell’Interno Giuliano Amato, ha assicurato l’impegno dell’organizzazione a sostegno delle imprese in Sicilia, affinché gli industriali tengano dritta la schiena e le denunce siano sempre più compatte e collettive. Il ministro Amato ha assicurato a Montezemolo che saranno adottate tutte le misure necessarie a garantire la tutela del mondo imprenditoriale e a reperire le risorse finanziarie per potenziare con uomini e mezzi l’azione di contrasto al racket”.Nel Direttivo molti interventi hanno ribadito la necessità di garantire una adeguata protezione a chi denuncia e alle sue aziende e la certezza della pena per i ricattatori che vengono arrestati.Durante la riunione il ministro per l’Attuazione del programma, Giulio Santagata, anche a nome del premier Romano Prodi, ha telefonato al presidente Lo Bello per esprimere la solidarietà del governo agli imprenditori e la totale attenzione alla grave situazione determinatasi in Sicilia.