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Il boss Di Gati voleva aprire una farmacia

Ha parlato anche di un proprio interesse a entrare nella gestione di una farmacia da aprire a Raffadali (Agrigento), il pentito di mafia ed ex boss agrigentino Maurizio Di Gati, nei verbali depositati oggi nel processo «Talpe alla Dda». Un interesse a entrare in società –
in maniera occulta – nella titolarità del negozio, assieme al farmacista, di nome «Maurizio, nipote di Nick Rizzuto» (poi identificato come Maurizio Incorvaia, ex consigliere comunale
di Favara) e a Fabio Vella.
    L’interesse all’elezione di Totò Cuffaro sarebbe legato anche a questa vicenda, riscontrata dalla Squadra mobile con un’informativa depositata ieri sera: gli agenti hanno cioè trovato la pratica presso l’assessorato regionale alla Sanità, anche se la farmacia non sarebbe stata mai aperta. Secondo il racconto di Di Gati, Cuffaro avrebbe convocato a Palermo, sotto casa sua, per una domenica mattina, le persone interessate, e cioè Vella e il farmacista: «Haiu i sbirri appriessu, nun nni cumbieni farinni abbiriri in pubblicu», avrebbe detto il governatore, riferendosi al fatto di essere impedito nei propri movimenti dalla presenza della scorta. L’incontro poi saltò perchè nel luglio 2002 scattò il blitz «Cupola» e, chiosa Di
Gati, «si affumaru tutti cosi».  Tra gli argomenti di interesse delle cosche agrigentine
anche alcuni appalti per la realizzazione di termovalorizzatori e discariche a Muxarello, tra Aragona e Sant’Elisabetta, due paesi dell’entroterra. Il collaborante nega però di avere mai
incontrato il governatore, anche se riscontra la tesi di fondo dei pm Nino Di Matteo e Gaetano Paci, ritenuta fondata dai giudici del processo contro Domenico Miceli, l’ex assessore
comunale condannato a otto anni anche con l’accusa di avere fatto da tramite tra il presidente e il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro.
    Di Gati conferma il presunto collegamento tra Cuffaro e Guttadauro e indica Miceli come una specie di «segretario» del governatore: «Guttadauro arrivava direttamente a Cuffaro»,
sostiene il pentito, che indica come propria fonte Leo Sutera, originario di Sambuca di Sicilia, lo stesso paese di Mimmo Miceli. Il mese scorso il gip Fabio Licata ha accolto la richiesta del procuratore Francesco Messineo e degli aggiunti Pignatone e Alfredo Morvillo e ha riaperto l’inchiesta su Cuffaro per concorso esterno in associazione mafiosa. La richiesta è stata formulata a conclusione di una lunga polemica interna alla Dda, divisa tra chi (i pm Di Matteo e Paci) voleva contestare le nuove accuse al dibattimento e chi invece (i pm Maurizio De Lucia e Michele Prestipino) preferiva puntare sui fatti concreti, il favoreggiamento e la rivelazione
di segreto. Messineo non ha ancora assegnato ad alcun sostituto la titolarità della nuova indagine.