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La Fondazione Chinnici avvia il progetto “Quanto costa la mafia alla Sicilia”

L’edilizia e gli appalti pubblici in Sicilia sono “schiacciati dal quasi-monopolio delle cosche”. La strozzatura si esercita “attraverso imprese mafiose, imprese colluse. E mediante il condizionamento sulle altre imprese”. A sostenerlo è la Fondazione Rocco Chinnici, che ha messo assieme magistrati, imprenditori e accademici per la prima “analisi scientifica dell’impatto quali-quantitativo sull’economia”, dell’attività dei boss. Ne è nata una task force – costituita grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo – che s’insedierà domani alle 10,30 in via Maqueda 172, a Palermo, nella storica sede della facoltà di giurisprudenza. In pratica, un team di coordinamento tirerà le fila delle elaborazioni di un comitato tecnico-scientifico e di gruppi di studio composti da professori e magistrati delle procure siciliane. Ma non solo. Perché anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e il procuratore capo della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo, faranno parte dello speciale organigramma tecnico-scientifico che lavorerà, da domani, per stabilire, con le parole della fondazione, “quanto costa la mafia alla Sicilia”. “È nostro intendimento – spiega Giovanni Chinnici, figlio del magistrato saltato per aria a Palermo il 29 luglio 1983 – fare luce sui costi diretti e su quelli indiretti delle diverse forme criminose”. Per la precisione, “direttamente – illustra Antonio La Spina, sociologo nell’ateneo palermitano e ricercatore senior dell’indagine intitolata ‘I costi dell’illegalità’ – incidono il pizzo, le tangenti, le assunzioni imposte; indirettamente le distorsioni della concorrenza e le compressioni del business che ne derivano”. Del gruppo di coordinamento faranno parte anche il procuratore aggiunto presso il Tribunale di Palermo Guido Lo Forte, il giudice del Tribunale palermitano Antonio Balsamo e Massimo Plescia, imprenditore di Confindustria per il quale “definire i contorni dell’ipoteca criminosa aiuta le aziende a fronteggiare il rischio”. La ricerca durerà un anno e, in seguito, potrà essere estesa oltre i confini dell’Isola. Intanto, passerà ai raggi x le aziende siciliane dal punto di vista delle dimensioni, del settore, dell’ubicazione, del fatturato, degli addetti e dell’”atteggiamento dell’imprenditore nei confronti di mafiosi ed estortori”. Inoltre elaborerà i dati relativi ai reati patrimoniali, forniti dalle procure. Obiettivo, afferma la fondazione, “mettere a punto una strategia antimafiosa condivisa, da proporre alle aziende per una pratica quotidiana virtuosa”. È “un’ambizione – sottolinea Chinnici – che coltiviamo grazie al fatto che la Compagnia di San Paolo ci affianca nel progetto che vede, così, una fondazione torinese impegnata a sostegno dello sviluppo civile ed economico del Sud”. Oltre a Grasso e Messineo lavoreranno nel comitato tecnico-scientifico: Caterina Chinnici, procuratore presso il Tribunale per i minori di Caltanissetta e vicepresidente della fondazione intitolata al padre; Innocenzo Cipolletta, per il centro di ricerca sui mercati finanziari, della Luiss di Roma; Ettore Artioli, vicepresidente di Confindustria. Ancora, Cosimo Sasso, direttore della Dia; Fabio Roia, sostituto procuratore presso il Tribunale di Milano e presidente di commissione del Csm; Alberto Tazzetti, presidente dell’Unione degli industriali di Torino. Gli accademici Mario Centorrino, Vincenzo Militello ed Ernesto Savona.