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Mafia/ Caso Calcestruzzi: i pm esaminano il suicidio di Raoul Gardini

Si sono precipitati a smentire e a chiarire. Ma la Calcestruzzi, società del gruppo Italcementi,  dopo l’arresto di Fausto Volante,  responsabile della società per Sicilia e Campania,  resta nel mirino della magistratura di Caltanissetta. Il pool antimafia di quella Procura continua le indagini. Anzi punta ad approfondire allargandosi anche a fatti ormai lontani come il suicidio di Raoul Gardini: i magistrati stanno riesaminando il contesto in cui è avvenuto il suicidio nel luglio del 1993. Secondo quanto riportato dall’Ansa, la nuova indagine sulla Calcestruzzi, poi, si collega alla seconda inchiesta sui mandanti esterni delle stragi falcone e Borsellino che venne archiviata nel 2003.  Sempre secondo l’Ansa, i pm di Caltanissetta che allora coordinavano l’inchiesta sui  risvolti «oscuri» delle stragi del ’92, in cui erano indagati imprenditori e boss, presero in esame il suicidio di Gardini e  scrissero che poteva avere avuto come movente, «oltre ad

evitare il carcere per l’inchiesta su tangentopoli, anche il  tentativo di non esporre il proprio nome a possibili  collegamenti con l’orizzonte mafioso che proprio in quei  frangenti stava in qualche misura emergendo».

La Calcestruzzi, nell’attuale inchiesta, è accusata dalla  procura nissena di essere il «braccio economico» di Cosa nostra e in particolare di Totò Riina. L’azienda è stata  utilizzata, per gli inquirenti, anche per finanziare l’acquisto di una cava che era stata sequestrata ai mafiosi nel 2002 e che attraverso una intestazione fittizia è tornata nella disponibilità dei boss. Gli approfondimenti compiuti dai magistrati sulle circostanze  che riguardano il suicidio di Gardini, anche attraverso l’acquisizione di atti della procura di Milano, saranno dunque  rivisti dai pm.

L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Renato Di  Natale e dai pm della Dda, Nicolò Marino, Rocco Liguori e  Alessandro Picchi.  Per i magistrati nisseni che nel 2002 avevano rivolto le indagini della seconda inchiesta verso l’ambiente dei grandi  appalti pubblici degli anni Ottanta in Sicilia, sarebbe apparsa «non priva di fondamento razionale – si legge nel provvedimento – l’ipotesi investigativa che le stragi del ’92 avrebbero  costituito anche una rabbiosa reazione, organizzata ed eseguita in sinergica contestualità con Cosa nostra, da parte di  organizzazioni economiche espressione di poteri imprenditoriali e politici forti, disturbati nella loro attività dalle indagini di Falcone prima e di Borsellino poi o che Borsellino avrebbe potuto iniziare, proseguire o portare a termine».