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Il sistema Provenzano

Non è stata una sorpresa per gli investigatori palermitani scoprire tra i fiancheggiatori di Bernardo Provenzano, per molti ‘u tratturi, per i suoi amici ‘u ragioniere o anche lo zio, vi fossero tanti, ma tanti professionisti. E’ stata, quella forse sì, una sorpresa scoprire tra i favoreggiatori tanti carabinieri. Ma i professionisti no, quelli erano già conosciuti. Anche se il rapporto dei Ros che di alcuni di loro aveva esplicitamente parlato, quel rapporto Carmelo Gariffo+29 datato 10 aprile1984, era stato sottovalutato alla grande. Eppure lì dentro, nel malloppo consegnato dai carabinieri del Reparto operativo speciale all’allora giudice istruttore Giovanni Falcone c’erano riferimenti a uomini poi arrestati con l’accusa di aver aiutato Bernardo Provenzano nella sua latitanza. Ma soprattutto alcuni hanno aiutato il boss e i suoi soci a gestire i patrimoni: quegli stessi patrimoni citati in quel rapporto e poi ritrovati pari pari dagli investigatori a distanza di oltre 25 anni. Basta leggere le chiacchierate tra Pino Lipari, l’amministratore delegato di Cosa nostra, e i suoi figli e in particolare Cinzia, l’avvocato, la quale grazie alla sua professione aveva anche un accesso particolare e colloqui privilegiati con il padre detenuto nel carcere di Pagliarelli: ha poi confessato di aver portato i pizzini, i bigliettini utilizzati per comunicare, a Provenzano per obbedire al padre. Non è dunque, si direbbe, un professionista organico anche se ha un ruolo oltre che di figlia di avvocato e come tale utile consulente dll’alter ego di Binnu e dei “cari assenti” (Riina e gli altri al 41bis). Non come, per esempio, il notaio Lucia Scoma ritenuto a disposizione delle famiglie mafiose e citato nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Pino Lipari e soci. Va detto, per rispetto alla verità, che il notaio Scoma pur citato nell’ordinanza non ha mai avuto procedimenti penali e dunque non ha mai avuto condanne pertanto gli investigatori hanno riportato elementi e considerazioni mai approdate in un’aula di tribunale.