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Verso le regionali in Sicilia con le solite facce di bronzo

Per onestà lo scrivo: mi aspettavo da Rita Borsellino più coraggio. Il listino che ha presentato in vista delle elezioni del 28 maggio mi fa un po' ridere: il rinnovamento della politica resta solo in nuce e ritengo che questa sia la mossa più sbagliata che il candidato del centrosinistra potesse fare. E' stata mal consigliata, penso, oppure ha dovuto subire le pressioni dei partiti e non ha potuto (spero non voluto) dire di no. Sta di fatto che, in questo vuoto di dibattito sul futuro di questa regione, il confronto con Salvatore Cuffaro mi sembra perso in partenza. Spero di sbagfliarmi e spero che la gente, grazie al voto disgiunto, consigli a Totò Cuffaro di rmanere senatore piuttosto che tornare in Sicilia. Cuffaro, con suo faccione da bonaccione, non è nelle mie corde: vale per lui la presunzione di innocenza, ovviamente, ma il sistema di potere che è stato messo in piedi in questi anni da lui e dai suoi collaboratori non mi sembra trasparente. Anzi se vogliamo dirla tutta: mi sembra proprio un po' troppo colluso. Si dirà: non si può fare un discorso giustizialista. Si potrà obiettare, fondatamente, che discutere di mafia non è un discorso giustizialista e che un presidente della Regione (così come tutti gli amministratori pubblici) deve essere adamantino e se inquisito deve avere il buon senso di dimettersi e non presentarsi alle elezioni. L'etica della politica, evidentemente, al di là delle Ave marie e dei viaggi a Tindari (alla Madonna nera) non è esattamente il primo punto del programma di governo di quella parte politica. Ma il centrosinistra siciliano deve uscire dall'ambiguità di certi figuri, dal consociativismo e dagli accordi sottobanco con questo governo: una campagna elettorale sulla trasparenza, ecco quello che ci vuole. E un nuovo presidente che faccia uscire la Sicilia dal cono d'ombra in cui certi amministratori l'hanno mesa.