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Mafia/ I rapporti di Provenzano con i politici

Si parla anche di politica nei pizzini trovati a Bernardo Provenzano. Dei 350 messaggi sequestrati nel covo di Corleone, dieci sono stati scritti al capomafia da Matteo Messina Denaro, 44 anni, latitante dal 1993 e tra i possibili successori del boss arrestato l’11 aprile dalla polizia. In alcuni di questi, come "L’espresso" è in grado di rivelare, Messina Denaro si lamenta con Provenzano perché i politici non sostengono Cosa Nostra. Secondo le indiscrezioni non si fanno nomi, ma l’allusione è a ciò che la mafia si aspettava dallo Stato: dalla modifica del 41 bis che regola la detenzione in carcere all’abolizione legge Rognoni-La Torre sulla confisca dei beni della piovra. Può essere una coincidenza, ma nell’autunno scorso un progetto di Silvio Berlusconi e dei ministri Roberto Castelli e Giuseppe Pisanu, poi ritirato per le proteste, prevedeva proprio l’ammorbidimento della Rognoni-La Torre.I messaggi di Matteo Messina Denaro sono stati scritti al computer e poi stampati. E i fogli piegati e arrotolati in piccole dimensioni, in modo che i postini della mafia potessero nosconderli durante il trasporto. Non sono firmati, ma il contenuto e il modo di presentarsi dell’autore porta al boss cresciuto nella famiglia di Castelvetrano, in provincia di Trapani. La data, che accompagna ogni messaggio, risale ad alcune settimane fa e la consegna a pochi giorni prima dell’arresto. Nel pieno della campagna per le elezioni nazionali e regionali, Messina Denaro comunica a "zu Binu", 73 anni, così come i mafiosi chiamano Provenzano, i problemi che Cosa Nostra ha nell’ottenere benefici dalla politica. Nel 2003 un’inchiesta sui legami criminali tra politici e investigatori corrotti aveva scoperto come Provenzano e i suoi potessero conoscere in anticipo le mosse della Procura di Palermo. E anche per questo il capomafia ha potuto prolungare la sua latitanza.Altri pizzini trovati nel covo di Corleone sono invece attribuiti a Salvatore Lo Piccolo, 64 anni, ricercato dal 1992, boss del mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale, quartieri alla periferia ovest di Palermo. Lo Piccolo è considerato l’altro possibile capo della nuova Cosa Nostra. Nei messaggi, i due superboss latitanti salutano zu Binu riconoscendogli il massimo rispetto. Secondo i magistrati, Provenzano era a Corleone dalla fine dell’inverno. Mezz’ora dopo l’arresto, un investigatore della squadra mobile di Palermo ha chiesto al boss cosa avrebbe fatto se si fosse accorto dell’arrivo della polizia. E lui ha risposto con altre due domande: «E voi che dite? Andarmene non era un mio diritto?». In questura i poliziotti hanno poi provato a fargli altre domande e lui ha sempre risposto nello stesso modo: «E voi che dite?».
articolo tratto dall'Espresso