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Regione siciliana

Regione siciliana, ad Agrigento un impiegato regionale ogni 50 abitanti

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Solo ad Agrigento sono in 1.181 distribuiti in 18 uffici: è il più grande presidio periferico della Regione siciliana, dopo Palermo ovviamente, ma prima di Catania. La media è di un impiegato regionale  ogni 50 abitanti, per essere precisi. E se si considera l’intera provincia di Agrigento con i suoi 1.582 dipendenti regionali presenti il calcolo cambia: un dipendente su dieci si trova da queste parti. In tutta la provincia di Catania, per dire, che ha più del doppio degli abitanti dell’agrigentino, i dipendenti regionali sono in totale 1.613, l’11 per cento del totale dell’isola. Il 69% dei dipendenti del cosiddetto comparto non dirigenziale si trova nelle sedi periferiche: 7.390 unità su un totale di 11.446.  Piccole (o grandi) curiosità che si ricavano da una tabella frutto della ricognizione del personale fatta dall’assessorato regionale alla  Funzione pubblica guidato da Bernadette Grasso in cui viene messo nero su bianco  che le “truppe” della Regione sono fatte da 14.116 persone.

È un esercito, con un’età media di 53-54 anni, ed è la grande debolezza della Regione siciliana.  Lo ha ammesso Patrizia Valenti,  responsabile del Piano di rafforzamento amministrativo, in una riunione del Comitato di sorveglianza sui fondi europei 2014-2020: «La macchina regionale non è fatta per la programmazione e per venire incontro alle esigenze della collettività – ha spiegato agli esterrefatti rappresentanti dell’Unione europea -. Due terzi del personale si trova in uffici periferici e ci sono difficoltà enormi quando si propone lo spostamento del personale. Occorre un ripensamento complessivo sulla macchina amministrativa regionale. Il Piano di rafforzamento amministrativo  approvato nel 2016 ha messo in atto quello che poteva, ma il target prefissato non è stato raggiunto, anche perché la fase attuativa del Programma operativo non c’è stata». Come dire: è necessario correre  ai ripari prima che sia troppo tardi.

Ma il tema non è solo questo perché a ben guardare la distribuzione dei dipendenti tra i vari dipartimenti  ci si rende conto di quanto la macchina regionale sia sbilanciata a favore di assessorati poco significativi ai fini della spesa del Fondi europei.

C’è uno squilibrio evidente tra assessorati che è poi, probabilmente, il riflesso delle politiche di questi anni. Si veda l’assessorato al Lavoro che avrebbe l’arduo compito di attuare le politiche di supporto all’occupazione con i centri regionali per l’impiego e di controllo con gli ispettorati : in totale può contare su 2.474 dipendenti di cui solo 132  si trovano negli uffici centrali di Palermo. Mentre l’assessorato regionale ai Beni culturali su un totale di 2.607 dipendenti ne piazza 2.348 nelle sedi periferiche (tra musei, aree archeologiche, sovrintendenze e così via).  Quasi metà dei dipendenti regionali, dunque, è distribuita in questi due dipartimenti. Mentre l’assessorato regionale alle Attività produttive (che ha competenza anche sulla cooperazione), chiamato a dare risposte alle quasi 463mila imprese dell’isola e a gestire pezzi importanti dei fondi europei,  ha solo 152 dipendenti e tutti a Palermo.  Dalla rilevazione dei fabbisogni, spiegano dalla Regione, è emerso l’elevato numero di dipendenti che svolge le stesse attività.

Se rimaniamo nell’ambito dei fondi europei notiamo anche che il dipartimento alla Programmazione, ovvero l’ufficio dell’Autorità di gestione, ha solo  138 dipendenti. Alla distribuzione del personale nei vari dipartimenti e negli uffici periferici bisogna aggiungere poi altre due questioni di non secondaria importanza: i permessi sindacali e i dipendenti che godono dei benefici ex legge 104: nella banca dati dei dirigenti dei permessi sindacali risultano titolari di cariche sindacali 2.658 unità. Considerevole è  il numero di unità  in possesso dei benefici ex legge 104 che nella banca dati del personale risulta pari a 2.325 unità.

Come risolvere il problema? Secondo una relazione riservata degli uffici  dell’assessorato alla Funzione pubblica  il personale della regione (contabilizzato in 11.446 unità al 31 dicembre del 2016 esclusi i dirigenti) è insufficiente: la dotazione ottimale, si legge, è di 19.313 unità e dunque, secondo questa analisi, ne servirebbero ancora 7.867 (ovviamente con nuove assunzioni). «Sulla base del fabbisogno di personale manifestato da tutti i dipartimenti  o struttura equiparata – si legge nella relazione inviata all’assessore – risulta sostanzialmente impossibile individuare i contingenti numerici  e da assegnare a ciascuna struttura (27 dipartimenti e 12 strutture come uffici speciali, uffici alle dirette dipendenze del presidente della regione e così via)». Il giudizio su un’eventuale mobilità interna tra assessorati (tra l’altro frenata dal limite dei 50 chilometri di distanza dalla residenza del dipendente) è secco: potrebbe essere dannosa. «A ogni attività di rafforzamento della struttura richiedente corrisponde un consequenziale indebolimento della struttura cedente, spesso altrettanto nevralgica per l’attività dell’amministrazione regionale e non comporterebbe, nell’economia generale della gestione dei Fondi europei, alcun vantaggio» si legge.