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Contratti e antimafia, un libro analizza la “via privatistica” di lotta alle mafie

Esiste una via privatistica, intesa come applicazione di istituti tipici del diritto civile e non penale,  di lotta alla mafia?  E quali  sono stati i risultati fin qui raggiunti? A queste due domande  (ma non solo ovviamente) prova a dare una risposta l’avvocato Massimo Frontoni con il suo libro “Contratti e antimafia – Il percorso dai Patti di legalità al rating di legalità”, edito da Giappichelli: il libro approfondisce il fenomeno dalla nascita e sviluppo dei protocolli di legalità, che prendono le mosse dalla Legge Obiettivo del 2001, seguendone l’evoluzione, anche a livello di accordi convenzionali, nell’arco degli ultimi 15 anni.

contratto-e-antimafiaUn volume prezioso perché fa il punto su strumenti ormai molto diffusi e spesso lanciati proprio dagli imprenditori: è il caso per esempio delle white list o del rating di legalità che è stato proposto per la prima volta da Antonello Montante, ex presidente di Sindustria e asuo tempo delegato alla legalità dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Per non parlare poi dei tanti protocolli che rappresentano un impegno al rispetto di alcune regole in un contesto che potremmo definire extrapenale (di fatto privatistico).  “Negli ultimi anni – spiega Frontoni –  si registra una grande diffusione dei protocolli di legalità, con cui le amministrazioni assumono, di regola, l’obbligo di inserire nei bandi di gara, quale condizione per la partecipazione, l’accettazione preventiva, da parte degli operatori economici, di determinate clausole introdotte per la prevenzione, il controllo ed il contrasto dei tentativi di infiltrazione mafiosa, nonché per la verifica della sicurezza e della regolarità dei luoghi di lavoro”.

Un primo bilancio su questi strumenti antimafia ci dice che da un lato c’è stato il progressivo ampliamento dei controlli nella fase esecutiva del contratto, affidati, sul piano concreto, agli appaltatori e in particolare ai contraenti generali, e dall’altro l’ampliamento delle tutele privatistiche: “Si pensi in primo luogo alla clausola risolutiva espressa ed alla penale contrattuale che formalmente affiancano la tutela ammnistrativa ma che ben presto, si dimostrano assai più efficaci, sul piano espulsivo – dice Frontoni -. Vi è, insomma, un cambiamento di prospettiva: fermo l’obbligo e la sanzione penale, il diritto privato consente di completare il contrasto in fase esecutiva, fornendo alla stazione appaltante quei mezzi che l’impresa appaltatrice è in grado di mobilitare da sola”.

Un altro aspetto evidenziato nel volume è che il contrasto per via contrattuale del fenomeno mafioso è una forma particolarmente efficace di tutela del mercato: l’attività dell’impresa mafiosa configura un abuso di posizione dominante ai sensi dell’art. 3 della legge 287/90 mediante imposizione di prezzi di acquisto o vendita, l’applicazione di condizioni contrattuali gravose, imposizione di prestazioni supplementari configuranti clausole leganti e simili.

“Si può rilevare sicuramente dire che l’esperienza dei Protocolli di legalità, nata nella prassi ed implementata dal leale confronto tra attori istituzionali e le imprese sane, che sono la grandissima maggioranza – spiega ancora Frontoni -, dopo un periodo di sviluppo autoctono, ha sempre più costituito stimolo per  il  legislatore: dalla legge 136/10 sulla tracciabilità dei pagamenti, alla istituzione delle white list con il d.lgs 190/2012, alla previsione dell’art. 120 del Regolamento DPR 207/10 che inserisce tra i criteri di valutazione dell’offerta economicamente vantaggiosa il contenuto dei protocolli di intesa in materia di salute, sicurezza ed ordine pubblico”.

Frontoni mette comunque in guardia: occorre vigilare affinché “l’assunzione ai più alti livelli normativi del fenomeno del contrasto per via convenzionale e contrattuale del fenomeno mafioso – dice l’avvocato – non si trasformi in un ulteriore appesantimento burocratico per le imprese ma conservi la sua spinta propulsiva, consentendo alle parti di individuare altre soluzioni operative, anche continuando a svolgere quella forma di fonte di fatto o laboratorio di proposte che sarebbe un peccato perdere”.